20 cose che vorrete fare dopo aver visto il documentario sulla Movistar

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

In una chiacchierata di qualche anno fa, Gianni Mura ci raccontò di quando andava negli alberghi dei campioni alla fine delle tappe, prima che cenassero: «Che Merckx fosse nella vasca da bagno o gli stessero facendo un massaggio non cambiava un cazzo, parlava lo stesso, e così era più semplice per tutti e due.» Un'altra volta Claudio Gregori ci ha detto invece delle corse seguite in ammiraglia insieme a Bartali, quando Gino era direttore sportivo: «Ho fatto una quindicina di tappe in tutto sulla macchina di Bartali... perché lui non voleva mai venire sulla mia.»

Non è un mistero (e nemmeno una lamentela: semplicemente una constatazione) che, nonostante sia rimasto uno degli sport più accessibili in assoluto, il ciclismo contemporaneo offra ai suiveurs molte meno occasioni di contatti ravvicinati con i suoi protagonisti. Ottenere accessi agli spazi è raro, combinare interviste è complicato; i corridori privilegiano sempre più spesso una forma di comunicazione autoconclusiva, preferendo affidare pensieri e riflessioni personali ai propri canali social piuttosto che a reporter che da un pezzo hanno smesso di essere confidenti degli atleti.

Per questo motivo, prodotti come "El día menos pensado" (reso in italiano come "Dietro la prossima curva") sono da molti punti di vista una specie di manna. Disponibile su Netflix dallo scorso 27 marzo, il documentario segue in 6 episodi della durata di circa mezz'ora ciascuno la stagione 2019 del Team Movistar, offrendo una prospettiva privilegiata sui luoghi più off-limits del ciclismo. Le ammiraglie, i bus, i ritiri, gli alberghi - soprattutto gli alberghi.

La mano dei due registi (José Larraza e Marc Pons) si vede bene nei dettagli delle camere dove i corridori trascorrono una percentuale null'affatto banale delle loro stagioni: il passaggio da una tappa all'altra, o da un grande giro all'altro, è così scandito da lampade che si accendono e si spengono, da docce che scorrono e si chiudono, da letti apparecchiati e sparecchiati per i massaggi post-gara. Per il resto, il documentario lascia grande spazio alla presa diretta, a spezzoni di corse viste da dentro il gruppo o in tv, senza troppi fronzoli né edulcoranti, riuscendo a produrre il buon livello di realismo già ottenuto la scorsa estate (con risultati forse persino migliori, nel complesso) dal documentario su Thibaut Pinot realizzato da FranceTV.

Il ciclismo d'altra parte sa essere estremamente televisivo (e cinematografico) in molti dei suoi aspetti, dalle scenografie mozzafiato delle tappe di montagna, ai colori del pubblico, alle trame intricate di certe corse. Proprio questo risvolto tattico è uno dei punti deboli della serie, se vogliamo. Il Team Movistar, e nello specifico il Team Movistar della stagione 2019, ha vissuto situazioni talmente controverse, sia interne che esterne alla squadra, che per uno spettatore non avvezzo agli intrighi di una corsa ciclistica può risultare arduo orientarsi in alcuni passaggi della serie che né i registi né i protagonisti spiegano nel dettaglio. Ci sarebbero voluti altri episodi, o altre stagioni.

Per godere appieno del cospicuo materiale contenuto in Dietro la prossima curva, dunque, bisognerebbe sapere, almeno a spanne, perché ha fatto tanto discutere la scelta della Movistar di tentare un attacco di squadra, alla Vuelta, subito dopo una caduta di Roglič; o cosa intende di preciso il gran maestro Eusebio Unzué quando, parlando di Landa e Quintana, dice che «si sentono entrambi leader, ma il problema è che vogliono essere leader della squadra, non della corsa»; o come mai corridori, direttori sportivi e pressoché chiunque nella serie ripeta quasi ossessivamente il sostantivo cojones; o che valore abbia un gesto come quello di Landa che al Giro, durante l'azione decisiva del suo compagno Carapaz, gli dà continue informazioni dal gruppo dei migliori, dove lui, l'ormai ex-capitano, sta controllando in prima persona la situazione: «Richi, qui non parte nessuno, continua così e prenderai la maglia!»

Per chi ha la fortuna di possedere questo retroterra, i sei episodi danno corpose conferme su nozioni, soprattutto caratteriali, date per acquisite da tempo: Valverde è veramente un bucaniere; Quintana è veramente un enigma; Landa è veramente un... Landa. Alcune sequenze sono così gustose che alla fine dell'inevitabile binge-watching da quarantena, Dietro la prossima curva potrebbe far sorgere il desiderio di fare presto almeno 20 cose. Quelle elencate dopo il trailer della serie.

 

1) Procurarsi il carisma (o anche solo gli occhiali) che usa Alejandro Valverde quando deve con modestia parlare di sé:

2) Svegliarsi nel villaggio natale di Richard Carapaz:

3) Radiografare gli uomini come sa fare il vecchio prof di Carapaz:

4) Essere incitati da Chente García Acosta,

5) Essere molto incitati da Chente García Acosta:

6) Gareggiare con Valverde e Soler a chi tira più indietro la pancia,

7) sapendo di aver già perso in partenza:

8) Scoprire a cosa pensa Mikel Landa mentre fa colazione (e decidere di pensare a tutt'altro):

9) Scegliere il momento opportuno per le soste,

o almeno 10) scegliere l'accompagnatore opportuno:

11) Raggiungere la saggezza di Quintana:

12) Raggiungere la saggezza di Landa

e 13) la sua candida sincerità:

14) Avere la limpidezza di giudizio di José Luis Arrieta:

15) Stare attenti a non contrariare mai Pablo Lastras:

16) Essere la moglie di Carapaz:

17) Vivere un momento di crossover tra Landa e Malesani:

18) Guardare una corsa dallo stesso divano su cui Valverde si prende gioco, parlando al telefono con non si sa chi, dell'exploit di un suo compagno:

19) Avere una risposta al delicato quesito posto da Unzué ad Amador:

20) Spoilerare il titolo del prossimo libro di Bidon:

BONUS Ordinare qualsiasi cosa ordini di solito questo tifoso di Quintana:

(Sì, dai, alla fine Dietro la prossima curva mi è piaciuta.)

 

 

 

 

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