Pazienza e Street View

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Abbiamo imparato ad apprezzare molti modi, moltissimi, di impiegare il tempo forzatamente libero di queste settimane, ma forse nessuno finora si era avvicinato al livello di abnegazione mostrato dal fondatore del portale cronoescalada.com.

Conosciuto per essere il più vasto e accurato database in lingua spagnola di percorsi ciclistici (soprattutto, come suggerito dal nome, di salite), negli ultimi giorni Cronoescalada si è lanciato in un «gioco», come lo definisce, parecchio originale: individuare su Google Street View la posizione esatta - le coordinate, proprio - di alcuni luoghi che fanno da sfondo a fotografie ciclistiche molto famose.

Luoghi che non sono né arrivi su cime mitiche né vialoni indimenticabili. Che non sono segnalati da targhe o monumenti di alcun tipo, e che sono entrati nella storia di questo sport insieme a tutta la loro disarmante normalità.

Una specie di bizzarra caccia al tesoro, dunque, con l'unico scopo di scoprire precisamente su quale punto di quale provinciale Pantani si sedette a gambe incrociate nel corso dello sciopero dei corridori al Tour de France 1998, o nei pressi di quale bosco Miguel Indurain doppiò Lance Armstrong a cronometro durante il Tour 1994, o a quale metro del Mont Ventoux cominciò la corsa a piedi di Chris Froome nel 2016, o addirittura dove, sul Passo Giau, Pérez Cuapio rubò il tridente al Diablo fingendo di infilzare Piepoli e Riccò (Giro 2007).

«L'idea nasce dalla perenne curiosità di trasportare foto vecchie su strade moderne», ci ha raccontato Miguel, il curatore di Cronoescalada. «Si pensa spesso che il ciclismo antico non abbia nulla a che fare con il ciclismo moderno, ma la realtà è che le strade sono lì, sono le stesse, ed è curioso che a volte capiti di passare per questi luoghi mitici dei Pirenei o delle Alpi, in cui si sono verificati eventi storici del ciclismo, e non esserne affatto consapevoli.»

Il pallino di Miguel si è dunque trasformato in un progetto romantico e ambizioso: mettere insieme un database di foto geolocalizzate in modo che gli appassionati possano essere più consapevoli della storia che permea i luoghi che periodicamente attraversano.

Il metodo per risalire dalla foto alle sue coordinate geografiche è certosino: «Individuare un luogo è un lavoro che definirei artigianale, ma con risorse del ventunesimo secolo. Di solito utilizzo una combinazione di YouTube, Google Street View, ProCyclingStats e qualsiasi altro sito internet che possa aiutarmi a ricostruire il percorso esatto seguito dalla corsa nel giorno in cui è stata scattata la fotografia.» 

Miguel assicura che può servire fino a un'ora per completare la localizzazione di una foto, come gli è successo nel caso di Pantani al Tour 1998, la sua impresa finora più ardua.

In appena una settimana, il database di Cronoescalada è arrivato a contare già circa 50 fotografie localizzate, «alcune un po' più storiche di altre». Qualsiasi utente può proporre e localizzare in prima persona una foto, e contribuire così ad arricchire una preziosa mappa interattiva.

Il lavoro di ricerca di Miguel e dei suoi ligi follower evolve talvolta dalla pura curiosità all'indagine para-storiografica, come è successo nel caso di una foto a noi particolarmente cara, quella dello scambio di borraccia tra Coppi e Bartali al Tour del 1952.

«Per quella ho fatto riferimento ad alcuni blog che ne parlavano, e il Galibier era sempre menzionato come luogo dell'evento. Ma a me la cosa non tornava, perché il Galibier non ha tanti alberi quanti se ne vedono nella foto. Inoltre, i raggi del sole nella foto arrivano da sinistra, e il Galibier si scala in direzione nord-sud. Dunque o la foto era stata scattata al mattino, oppure quello non era il Galibier.»

È a questo punto che lo spirito indagatore di Miguel ha fatto il salto di qualità: «Dato che in quel frangente della corsa erano stati già percorsi 160-200 chilometri, e ne rimanevano ancora dai 60 ai 100, avrebbero dovuto essere circa le quattro del pomeriggio. A quell'ora, secondo il sito suncalc.org il sole si trovava ad ovest, quindi era più sensato che i ciclisti salissero lungo una direttrice sud-nord, che è esattamente quella seguita dall'ultimo tratto del Télégraphe (il colle che precede immediatamente l'ascesa al Galibier, e che spesso è considerato "la prima parte del Galibier").

Dall'Eureka! alla scoperta del punto preciso del passaggio di borraccia è stato un gioco da ragazzi - o quasi: «Molta pazienza... e Google Street View.»

 

 

 

 

 

 

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