Liquid Awards 2016

Il ciclismo, come ogni altra forma d’arte, sta vivendo da anni una fase di transizione tecnologica. E no, non ci riferiamo ai motorini nelle bici né agli ultimi arrivati tra i misuratori di potenza, ma alla crossmedialità che coinvolge l’arte e la comunicazione in tempi incerti come questi. Il ciclismo non si fa solo con i pedali o con le parole, con le canzoni e con le immagini, si fa con i video, e si fa trasponendo la sua forza visiva su media differenti in forme avanguardiste.

Per questo, a fine stagione ci troviamo obbligati a ripercorrere questo aspetto preminente del ciclismo di oggi, la sua forma visiva più creativa, che ci porta ogni giorno ad esplorare il deep web alla ricerca di novità. Ne abbiamo scovate tante nel corso dell’ultima annata, è giunto il momento di premiarle. Ecco i Liquid Awards 2016, gli Oscar di Bidon, che verranno presto assegnati in una serata di gala sullo Stelvio. Stiamo giusto finendo di stendere il tappeto rosso.

 

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Miglior attore protagonista: Joaquim Rodriguez.
Quella volta in cui piangi per tutto quello che hai dato, per il passato, per gli anni che verranno senza la bicicletta, per... vabbè niente, come non detto

 

Miglior attore (purtroppo) non protagonista: Gigi Sgarbozza.
Quando si dice un uomo di stile. Grande Mago Giggi, ci manchi ogni giorno di più. E scommettiamo che manchi un sacco anche alle maestranze dell'azienda Rai

 

Miglior documentario: Adam Toupalik.
Si crede sempre che i simboli abbiano un valore indiscusso, ad ogni latitudine. Il suono della campana, ad esempio, diamo tutti per scontato che segni l’ultimo giro. Tutti tranne uno. Adam Toupalik era forse stupito dalla facilità irrisoria con cui aveva bruciato avversari ben più quotati sul rettilineo finale del mondiale U23 di Zolder. Ancor più stupiti di lui, i telecronisti: "Nooo, it's one lap to go!!" 

 

Migliore sceneggiatura: Fabian Cancellara.
Quando il giro d’onore diventa giro dolore

 

Miglior coreografia: Sondre Holst Enger.
Anche nel ciclismo saper muoversi a tempo conta, eccome. Altro che dab dance, vero Sondre?  

 

Migliori costumi: Peter Sagan.
Nonostante sia entrato in nomination in tutte le categorie, questa volta Sagan vince un premio solo. Ma non in volata. Per distacco. 

 

Miglior film in lingua straniera: la famiglia Chaves.
Uno spazio di commozione ad interrompere una sfilza di commedie brillanti. I coniugi Chaves con la loro interpretazione autenticamente decoubertiniana del concetto di sconfitta. Nibali, muy grande! Muy grande campeon! 

 

Miglior cortometraggio: Jarlinson Pantano.
Benché le tappe del Tour non siano più lunghe come un tempo, alcune di esse conservano intatta la loro noiosa staticità. A meno che non arrivi uno come Pantano a svoltartela in pochi secondi, anche sotto la pioggia. Il suo Cycling in the rain è il corto più acclamato della stagione. 

 

Miglior regia: Chris Froome.
Questo Tour 2016, poi, sembrava appesantito da una sceneggiatura davvero scarna. Ma è in questi casi che esce il magic touch dei grandi registi, quando c’è da cambiare registro e… correre. Il risultato è un instant classic

 

Miglior film: "L'ammiraglio Yamamoto".
Il video più surreale della stagione, forse del ciclismo tutto. Marino Bartoletti e l’ammiraglio Genki Yamamoto (ma anche Cunego che suggerisce "samurai" come aggettivo, Stacchiotti che confessa di capire solo un bo' quello che dice il compagno, e molto, molto altro). 

 

Miglior borraccia: #bidoncontest
Non ci siamo dimenticati del premio più importante di tutti, riservato a chi ha più onorato, quest'anno, l'oggetto-feticcio del nostro magazine. Solo che - udite udite - la miglior borraccia la voterete voi. Sulla nostra pagina Facebook. Prestissimo.
 

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