#MiaB - Una Sanremo come regalo

"Message in a Bidon" è la rubrica dedicata ai contributi che arrivano direttamente dai nostri lettori, storie che galleggiano sulle strade del ciclismo, e che la corrente ha voluto spingere fino a noi.

Questo racconto della Sanremo di Nibali vista a metà tra paracarri e divano arriva da Stefano Fregonese e da suo figlio Tito, 5 anni, che già aveva completato il "Centogiro" con il suo ricordo di Piancavallo.

 

Mi sarò distratto io, oppure il cameraman sulla moto, ma lo scatto di Nibali non sono proprio riuscito a vederlo, e mentre stavo lì con mio padre a vedere i corridori che salivano il Poggio e ad ascoltare il telecronista bello e convinto che la velocità esagerata con cui il gruppo affrontava i tornanti avrebbe impedito a chiunque di scattare e fare il vuoto dietro di sé, ecco che Nibali mi appare alle spalle di un lettone che stava lì una ventina di metri avanti al trio della Bahrain andato a fare l'andatura.

E mi emoziono come quando la notte di Natale ti sembra d'esserti distratto un attimo, e proprio in quel attimo all'improvviso la stanca atmosfera di fine cena si trasforma nella magica notte di Natale, le luci si fanno soffuse e sotto l'albero d'incanto compaiono i regali.

Un attimo dopo Nibali piazza un altro scatto ed è solo al comando e io inizio a scartare trepidante il pacchetto regalo di una Milano-Sanremo iniziata vestendomi in gran fretta, trangugiando latte e Ringo mentre papà mi infila le scarpe e poi corriamo su per il Corso che già si vedono in fondo le staffette sfrecciare davanti alla Porta Ticinese.

E all'ora di pranzo sono a Masone sotto la pioggia da due ore, che tutti dicono ma che buco è questo, e tutt'intorno davvero è tristissimo ma ad aspettare con noi il passaggio della corsa ci sono Claudio Gregori, Marco Pastonesi, Dino Zandegù, Imerio Massignan, Gigi Belcredi, Elena Borrone e, ultima, la nipote di Malabrocca, e pane, salame, vino, risotto, pasta e fagioli, grappa e caffè. E lo capisco anch'io, pur non essendoci mai stato, che Masone sembra Saint-Tropez come va dicendo il Gino.

Con la mia solita sfacciataggine ai piedi del Turchino mi avvicino all'ammiraglia della Mitchelton-Scott, che anche i meccanici si son fermati a mangiare il risotto, e in un attimo me ne allontano soddisfatto con una borraccia piena e intonsa in mano. E papà mi dice di assaggiare e che forse dopo una sorsata mi saranno spuntati i baffi da ciclista dell'Eroica!

Me li lecco i baffi (di cioccolata) dopo ogni sorso che trangugio, finalmente al calduccio domestico della cucina in Ticinese, e i ciclisti stanno lì sullo schermo, mica ti passano davanti in un secondo che manco riesci a dire ho visto Nibali e quello che ti rimane negli occhi è solo un fuggevole sogno colorato nel grigio fondovalle della Stura. 

Ora che sei a casa i corridori te li mostrano in tutte le pose e capriole come quella di Cavendish che si ribalta sullo spartitraffico, ma Nibali, Nibali mica l'ho visto scattare dietro alla curva, mi è apparso all'improvviso dietro a Neilands, il lettone, l'ha superato e se n'è andato giù per la discesa che sembrava la primavera e i tifosi tanti fiori che sbocciavano sui fossi delle strade di Sanremo.

 

 

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Messaggi precedenti:
Fiandre 2017: Le pietre del Kwaremont
Tro Bro Leon 2017: La course au Enfer d'Ouest

 

 

 

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