Qualche ritaglio di tempo

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    Scalatore da bancone, pistard da divano. Ama il rumore, i bratwurst, dormire e leggere seduto sul water. Ha visto il volto di Dio in tre occasioni: una volta era Joey Baron, le altre due Laurent Jalabert.

Hugo De Meyer ha cominciato ad appassionarsi al ciclismo nel '45, quando aveva soltanto cinque anni. Un'età che non sorprende per un bambino nato alle porte di Anversa, dove il ciclismo era ovunque: per le strade, nei discorsi dei grandi, sui giornali sportivi che ogni giorno gli venivano regalati dal vicino di casa. Hugo ancora non sapeva leggere, ma senza perdersi d'animo cominciò a ritagliare le foto. La gioia più grande erano le immagini del suo eroe Rik van Steenbergen, anche perché spesso era ritratto a braccia alzate.

Da allora, Hugo non ha più smesso di raccogliere tutto ciò che riguardasse il ciclismo. Per 75 anni ha ritagliato articoli da tre diversi giornali, poi si è abbonato a più di dieci riviste nazionali e internazionali e ha cominciato a catalogarle, quindi ha preso a comprare ogni libro che trovasse. Quelli in nederlandese, in tedesco, in francese e in inglese li leggeva; quelli in spagnolo, italiano o danese li aggiungeva soltanto alla collezione, che si è arricchita anche di due titoli scritti di suo pugno, entrambi dedicati a Van Steenbergen. Quando la raccolta ha riempito il garage ha fatto costruire un soppalco; una volta riempito anche quello ha chiesto alla moglie Monique un po' di spazio in casa. Lei gli ha concesso un armadio in cucina e un mobile in camera da letto: non un centimetro di più.

«Dedicarmi al collezionismo era il modo per alleviare lo stress, mi ha dato la forza mentale per dimenticare la responsabilità che avevo sul lavoro», ha raccontato Hugo alla televisione fiamminga Sporza, che è andata a incontrarlo per un'occasione storica. Dopo una vita da cacciatore-raccoglitore De Meyer ha deciso di dire basta. Si è trasferito in una casa più piccola e non sa davvero dove mettere questa distesa di ricordi che, a guardarla esposta e riordinata, oggi occupa quasi per intero il grande negozio di biciclette del figlio Guy. 

La prossima settimana l'intera collezione sarà venduta all'asta. «La raccolta mi è costata quanto un appartamento, ora cerco di ripagarmi quello nuovo», ha detto Hugo, senza riuscire a nascondere la malinconia. In questi giorni è aperta alle visite del pubblico, che potrà valutarla ma soprattutto curiosare in 75 anni di storia del ciclismo, da Van Steenbergen a Van Aert. Solo Raymond Poulidor risulta quasi introvabile: Guy De Meyer ha messo da parte quei pezzi per regalarli all'amico Mathieu van der Poel, sa bene quanto è attaccato a tutto ciò che riguarda suo nonno. Hugo passeggia tra le pile di riviste e controlla che nessuno si ficchi qualche cimelio in tasca. Ha promesso che da domani cercherà di controllarsi quando vedrà la copertina di un nuovo libro o di una nuova rivista. «Ma non posso promettere nulla», ci ha tenuto a precisare. 

 

 

 

 

 

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