Dal barbiere con Felice

testo di Davidao

 

- Pronto, ciao, 'scolta, avresti posto tra un quarto d’ora?
- Sì, però non c’è l'Enrico che ti fa i capelli, che è ammalato, c'è un ragazzo nuovo, il Giovanni, ma è bravo...
- OK, arrivo, aspettami.

E con una testa impresentabile mi siedo sulla poltrona del barbiere, nelle mani di uno sconosciuto. Comunque il solito, sfumato ai lati e mosso sopra. Un comprensibile imbarazzo tiene a freno la conversazione tra noi. Il nuovo barbiere cerca di capirmi: sfumato ai lati e corto ma con un po' di mosso sopra, che tanto non riesco a pettinarli.

Din Don, si apre la porta ed entra un vecchietto un po' curvo, con la faccia da sioux. È lui... una Roubaix, una Sanremo, un Tour de France, tre Giri d’Italia, una Vuelta, due Lombardia, un campionato del mondo.

Sì, è Felice Gimondi. Il Felice.

Mentre il Marco lo accoglie col dovuto affetto, il ragazzo nuovo non muove un plissé, come se fosse entrato uno dei tanti pensionati che bazzicano il centro.

- Ma lo sai chi è entrato?
- No... e chi è?
- È uno dei più grandi ciclisti della Storia. È Felice Gimondi.

Il ragazzo quasi si scusa con lo sguardo, conscio di avere un vuoto cultural-sportivo che non immaginava.

Il Marco e Felice parlano dell'Atalanta, io non riesco a non guardarlo, il ragazzo capisce e cerca di lavorarmi la testa nonostante la mia inclinazione non perfetta. Resisto. Resisto. Resisto... no, non resisto.

- Te' Marco, l'ho dovuto spiegare io al ragazzo chi è quel signore a cui stai tagliando i capelli...

Entrambi sorridono, il Felice sorride come quello che ha già dato, anche se non gli dispiace che qualcuno, al di là delle trasmissioni che gli dedicano, lo riconosca.

Cercano di riprendere il discorso sull'Atalanta, ma stavolta li sorprendo con una mossa degna del Campionato del mondo del '73 e mi infilo:

- Come lo vedi questo Fiandre, Felice?

Felice è contento di cedere un po'. Non ha studiato la lista dei partecipanti, ma a lui farebbe molto piacere se lo vincesse Tom Dumoulin, perché è una brava persona. Non ha scatto, ma se riesce a stare col gruppo dei forti, può staccarli in pianura. Sagan ci proverà, ma quello che sta meglio è quel francesino lì, quell'Alan Filip.

- È difficile il Fiandre, i belgi non ce l'hanno mai fatto vincere volentieri in casa loro: ci facevano di tutto. Ci concedevano la Liegi, ma il Fiandre proprio no, e così le altre. Una volta mi tirarono i pantaloncini pur di superarmi, e non sai quante altre gomitate nascoste, ti chiudevano la strada. Erano fatti così. Però una volta anche io ho chiuso la strada all'Eddy. Al Tour: lui era in maglia gialla, io dietro. In genere chi ha la maglia gialla lascia la tappa all'altro, ma lui no, mai. Io per non rischiare presi la curva piano, lui mi infilò e vinse. Il giorno dopo però: stessa scena, c’era un tratto in terra battuta. Lo chiusi che se mi toccava dentro finivamo in terra tutti e due. Quell’Eddy lì... Non mi ha mai concesso niente. Niente... era un cagnaccio!

Felice si concede un sorriso, ma si capisce che spesso ha ancora negli occhi il suo incubo. Scontrarsi con un semidio non è da tutti. Non è da tutti sopravvivere, non è da tutti batterlo, sebbene di rado.

Ma chi può vantare le vittorie di Felice su Merckx? Pochissimi. Lui ha vinto, contro il Figlio del Tuono. Ogni tanto.

Provo a spiegare a grandi linee al friseur chi era Eddy Merckx. "Ti basti sapere che era soprannominato Il Cannibale".

Il ragazzo si sta man mano rendendo conto che quel signore dall'apparenza rallentata non è un uomo qualsiasi. Nel frattempo Felice continua il suo racconto, di quando non riuscì a vincerlo il Fiandre, ma lo fece vincere a Zandegù.

- Io lo sapevo che Dino era forte, gli altri non tanto. Così lo lasciai andare, l'Eddy non la capì subito (qui Felice fa un sorriso beffardo) e ce la facemmo, contro tutti, a casa loro, a casa dei belgi... Un altro fortissimo era De Vlaeminck: eccezionale. Non ho mai capito come non sia mai riuscito a vincere il campionato del mondo. Se lo sarebbe meritato.

Il Marco si lascia andare ad un commento del tipo che anche lui, il Felice, però non era certo un osso tenero.

- Ma sai che la signora Molteni diceva in giro che ero scontroso e nervoso? Ma grazie! Ma la signora si è mai resa conto contro chi dovevo provare a vincere io?

Ride.

- Sette Sanremo, ha vinto sette Sanremo! Vuol dire che tu per sette anni sei imbattibile, perché la Sanremo la vince solo chi quel giorno è imbattibile. Quando la vinsi io l'Eddy non c'era, che aveva l'influenza, ma c'erano tutti gli altri. Al traguardo un giornalista mi chiese se fossi contento di aver vinto anche se non c'era Merckx, al che io risposi: "Certo che sono contento! Preferisco vincere senza l'Eddy che arrivare secondo con l'Eddy".

E se la ride, Felice, se la ride ancora.
Anche se, a citare gli italiani, perde un po' di allegria. Ha un grande rispetto per Nibali, si intuisce già solo dal suo sguardo. Ma sugli altri, su Colbrelli, Moscon o Trentin... persino su Viviani non mostra grande ottimismo.

- Sbagliano qualcosa nella preparazione. Sbagliano perchè vogliono vincere tutte le gare. Poi arrivano in primavera con la gamba non a posto. Non credo possano fare grandi risultati al Fiandre. Ma mi piacerebbe se domenica vincesse Dumoulin...

Nel frattempo il Marco ha dato alla testa di Felice la stessa forma di sempre, con quel capello tirato indietro, sempre composto, sempre signore, umile, gentile un po' sconvolto per ciò che ha dovuto affrontare, ma sopravvissuto.

Prima di uscire gli stringo la mano per salutarlo, ha la stretta di un uomo che ha attraversato la guerra e si sta godendo la pace, una stretta morbida, di chi non vuol più tenere armi in mano.

Ciao Felice, ti voglio bene.

 

 

 

 

 

 

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