[Bergen2017] Il canto del Fløyen

A Bergen la matematica è un po' un problema. Sarà per la pioggia, che cade due giorni sì e uno no e rende i contorni delle cose indistinti; sarà per la luce, che si allunga e si accorcia più di quanto accada nei Paesi Bassi, in Slovenia o in Gran Bretagna; sarà per le bevute di akevitt, sempre utili quando si tratta di superare il freddo e il buio dell’inverno. Fatto sta che a Bergen non si sa quante siano di preciso le colline che circondano la città. Oggi si dice siano nove, ma per tanti restano sette, come a Roma, soprattutto in questa settimana in cui anche Bergen è terra di incoronazioni. Le insegne del ciclismo hanno i colori dell'iride e si indossano sul petto.

Sulla topografia di Bergen c’è qualche certezza in più. Che siano sette o nove i colli, il più alto è sicuramente il Fløyen, 320 metri di quota da raggiungere su una stradina stretta e nodosa, che comincia col pavé, prosegue con l'asfalto e si conclude con una vista prodigiosa sui quattro fiordi che introducono alla vecchia Bryggen. Lo spettacolo è talmente stordente che nel parco del monte Fløyen sono state introdotte da qualche anno nove capre con il solo scopo di ridurre l’altezza della vegetazione selvatica, in modo che la vista rimanga ottimale. Le capre del monte Fløyen sono dotate di GPS: quando superano i confini del territorio in cui possono brucare in sicurezza, il sistema invia una notifica allo smartphone dell’addetto alle capre del monte Fløyen che, con spirito evangelico, si mette in cerca del capo smarrito.

Oggi l’addetto ha messo le capre al riparo in una casetta in legno in cima al monte: i tornanti erano destinati a tutt'altra fauna. Un fiume rosso e blu di corna, birre, bandiere e trombe, anche una banana di gomma. E mani agitate al passaggio di chi cercava, in una crono atipica e godibilissima, una nuova corona con cui fasciarsi il petto. Tom Dumoulin e Chris Froome ci hanno preso gusto con le incoronazioni, il loro 2017 è intriso dello spirito di Re Mida, trasformano tutto in trionfo. A Bergen avevano il primo appuntamento comune, quello in cui uno dei due avrebbe dovuto rinunciare al suo incantesimo e rimandare l’appuntamento al prossimo atto di un duello appena annunciato.

Stanti le difficoltà coi calcoli del pubblico in rossoblù, il verdetto della sfida è stato lasciato al Fløyen, il cui nome si dice derivi da fløystangen, il "gallo del clima": dal canto del monte i marinai riuscivano ad intuire la direzione migliore verso cui dirigere le proprie imbarcazioni. La corona iridata è finita a cingere il petto pasciuto di Dumoulin, dove si accomoderà per un anno - e chissà per quanti altri a venire - molto più stirata e calda che sull'esile figura di Froome, finito addirittura terzo dietro a Roglič, uno che s’intende di Nord e che migliora ad ogni corsa. Non appena arrivati in cima, il cielo si è fatto grigio e nubi basse hanno nascosto il porto. L’addetto alle capre del monte Fløyen dice che potrebbe cambiare il vento.

 

 

 

 

Categoria: