Un paese di prati e nuvole

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    Scalatore da bancone, pistard da divano. Ama il rumore, i bratwurst, dormire e leggere seduto sul water. Ha visto il volto di Dio in tre occasioni: una volta era Joey Baron, le altre due Laurent Jalabert.

Il Lussemburgo è un paese di prati e nuvole. Così si direbbe guardando fuori dalle torrette dei castelli. Prati, nuvole e torri, ecco. D'inverno le nuvole e le torri restano lì, magari cambiano un po' colore per via di un Nord che sembra quasi farsi più vicino, i prati invece capita che scompaiano del tutto: al loro posto ghiaccio e neve, tuttalpiù fango. Il Lussemburgo è lo scenario ideale per una corsa di ciclocross, specie se deve incoronare il suo Re, con i colori dell'iride.

Bieles, 5'000 anime, un angolo che è più Francia che Lussemburgo, più Belgio che Lussemburgo, in questi giorni più mondo. Tutto il mondo, d'altronde, sarebbe più Lussemburgo del Lussemburgo, se non ci fossero i prati e le nuvole a ricordarti le coordinate. O il castello di Sanem, là all'orizzonte, lo stesso che a un certo punto, negli anni '50, di fronte all'inflazione di castelli da queste parti, fu destinato ad ospitare un asilo per bambini. Ai bambini in effetti bastano i prati e le nuvole di cui indovinare le forme, i castelli sono bravi abbastanza a disegnarli nella propria fantasia. Crescendo cominceranno a disegnare traiettorie e a sognare arcobaleni, un po' come qui due bambini che da un paio d'anni se le danno di santa ragione in ogni prova di ciclocross. Che si scambiano le maglie iridate, ma quando se le sfilano ti accorgi che altro non sono che gli stessi ragazzini di prima, poco più che teenager, già re.

Le due torri verso cui correvano oggi Wout Van Aert e Mathieu Van der Poel non erano quelle del forte da assaltare, ma le ciminiere che svettano in mezzo alla cava di Bieles. Mathieu le ha viste subito, e ha proiettato tutto se stesso a ruota del suo desiderio: primo in partenza, primo da solo come nessun'altro era riuscito a fare nel corso del weekend. Wout le due torri forse nemmeno le ha viste, per un bel po', fintanto che è rimasto intruppato tra i prigionieri di una partenza sbagliata, ma quando ne ha scorto le sagome tra le nuvole, non si è fermato più.

Se le torri sono sempre due è perchè gli aspiranti re del ciclocross, anche quelli di nobile stirpe, devono superare la stessa prova dei colleghi delle favole: liberare la principessa prigioniera nella torre, stando attenti a incappare in quella giusta. Nelle torri stanno due gemelle: la buona e la cattiva sorte, la cui malvagità nel ciclocross è tutta meccanica. Mathieu si è spinto con pervicacia nella direzione sbagliata, rigettato con quattro forature e quattro cambi di bici, comunque meno delle otto di Veermersch o delle sei del connazionale Van der Haar. Van Aert ha pensato alla principessa giusta prima ancora di partire, ha guardato la sorte nei suoi occhi verdi e l'ha sedotta con pochi colpi. Il premio è un castello, un cielo nuvoloso dai colori dell'iride, un ricordo dolce dei prati di Lussemburgo.

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