Non sapeva che fosse impossibile

  • Di:
      >>  
     

    Scalatore da bancone, pistard da divano. Ama il rumore, i bratwurst, dormire e leggere seduto sul water. Ha visto il volto di Dio in tre occasioni: una volta era Joey Baron, le altre due Laurent Jalabert.

Al via di una grande corsa a tappe le aspettative dei diversi partecipanti sono molteplici. Qualcuno parte per vincere la corsa, altri per piazzarsi. C'è chi punta ai successi parziali e chi alle classifiche secondarie, chi si accontenterebbe di andare sempre in fuga e chi dovrà solo lavorare per i compagni più titolati. Il francese Geoffrey Bouchard non si sentiva di appartenere a nessuna di queste categorie, quando lo scorso 24 agosto è partito per una Vuelta che sperava semplicemente di finire.

«Alla partenza ero solo uno spettatore», ha confessato al Dauphiné Libéré. Sia chiaro: nel ciclismo non sono ancora ammessi gli spettatori in corsa, e Bouchard un ruolo ce l'aveva nell'Ag2r (avrebbe dovuto aiutare il capitano Pierre Latour). Ma alla partenza della sua prima grande corsa a tappe, Bouchard aveva proprio questo desiderio: vedere la gara da dentro, i campioni da vicino. Tant'è che quando ha incontrato Philippe Gilbert gli ha chiesto una foto insieme, come un tifoso qualunque: «Io ero un po' imbarazzato, lui pensava lo stessi prendendo in giro».

Per una settimana Bouchard ha quasi fatto il turista per davvero: guardando la corsa da dentro il gruppo, o in fuga. Poi la sua "vacanza" lo ha portato ad un'esperienza imprevista: durante la nona tappa è transitato in testa ad un GPM hors catégorie, e al traguardo è stato premiato come combattivo di giornata. È allora che gli è venuta l'idea di fare della sua Vuelta una raccolta a punti apparentemente impossibile.

Perché Bouchard ha 27 anni, ma è professionista da 8 mesi. Solo all'inizio della scorsa stagione ha deciso di lasciare il lavoro di addetto alle vendite di un'azienda edile per tentare sul serio con la bici. Beh, ha funzionato: il titolo nazionale francese tra i dilettanti, quindi la chiamata dall'Ag2r. Quattordici mesi più tardi, sul podio finale della Vuelta con la maglia di miglior scalatore, a tramutare i punti in pois. Non i mitici pois rossi del Tour de France, ma a Bouchard bastano e avanzano questi, anche perché il suo colore preferito è sempre stato il blu.

Sabato, durante l'ultima tappa di montagna, già sicuro del risultato, Geoffrey si è concesso un ritorno alle vacanze pedalando nel gruppetto. Non tanto per vedere i velocisti in montagna, quanto per ascoltare un suono che mai si sarebbe aspettato, quello del pubblico che gridava "Bouchard, vamos!". Arrivato a Madrid infine, quando ha incontrato dei tifosi che gli chiedevano foto e autografi, Geoffrey ha compreso quanto possa cambiare, in sole tre settimane, il destino di uno arrivato al professionismo in ritardo e alla Vuelta da spettatore. A chi gli chiede quale sia il suo motto, Bouchard risponde con le parole usate da Mark Twain per raccontare il primo volo dei fratelli Wright: "Non sapevano che fosse impossibile, quindi l'hanno fatto".

 

 

 

 

Categoria: