Una questione di puro divertimento

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Una volta in un tornante dell'Alpe d'Huez Bram Tankink ha raccattato un set di bocce colorate e l'ha trasportato per qualche centinaio di metri, fino alla Bocht 7, la curva degli olandesi, laddove lo attendevano le sue tre figlie – oltre a decine e decine di suoi connazionali su di giri. Un'altra volta ha saltato la partenza di una tappa perché si era attardato nel raccontare a un giornalista l'incubo che l'aveva tenuto sveglio tutta la notte: si trovava in un allevamento francese in cui gli animali venivano continuamente maltrattati e le mucche erano ex-corridori reincarnatisi in forma bovina.

La florida creatività di Tankink discende dal fatto che per lui il ciclismo sia dal primo momento una questione di puro divertimento. Da ragazzo praticava molti sport, judo e atletica soprattutto, ma niente bici, quella l'ha scoperta piuttosto tardi: aveva 14 anni, si trovava in vacanza in Francia e prese una mountain bike a noleggio. Non sarebbe più sceso.

Nel 1999 interruppe gli studi per dedicarsi esclusivamente al ciclismo. Organizzò tre mesi di preparazione tra Australia e Nuova Zelanda, al seguito soltanto la bici e uno zaino, tuttavia uno dei primi giorni cadde e si fratturò una clavicola. L'anno dopo riuscì in ogni caso a vincere il titolo nazionale Under 23 su strada: ad oggi, rimane il successo più importante della sua carriera. Perché Bram Tankink, detto The Tank, nel corso degli anni ha privilegiato la traduzione meno roboante del suo soprannome: più che carro armato, dunque, cisterna. The Tank è da 18 anni uno degli uomini-squadra più preziosi del gruppo.

Il webmaster del suo sito web qualche anno fa aveva cominciato a popolare la pagina Risultati, poi però ha smesso: nel palmarès di Tankink si contano giusto una tappa al Giro di Germania 2005, il Grote Prijs Jef Scherens 2007 e qualche criterium post-Tour, eventi definiti da Tankink «il vero lavoro dopo tre settimane di vacanza».

Decisamente più corposi i suoi profili social, dove è possibile rintracciare selfie con vitelli, piccoli elogi alle cavallette, birre scure, giocattoli e coccodrilli gonfiabili. Domenica prossima correrà la sua sedicesima Amstel Gold Race, la corsa più importante d'Olanda e la sua preferita. Per celebrare l'evento ha pubblicato su Twitter una specie di striptease in cui sveste una ad una tutte le divise con cui ha gareggiato dal 2002 ad oggi, da quella della Farm Frites fino all'ultima della Lotto NL-Jumbo, e rimane infine con una t-shirt personalizzata: il suo profilo barbuto dentro un ingranaggio giallo. "18 anni di professionismo, 16 partecipazioni e 0 vittorie", è la didascalia. A dicembre Tankink compirà 40 anni, e si è finalmente deciso a metter via la bici. Anche perché a casa hanno le idee piuttosto chiare: «Le mie figlie sono felici quando sto con loro. Mi dicono: 'Papà rimani con noi, tanto non vinci mai'».

 

 

 

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