La promessa

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

L’aveva promesso a tutti i suoi amici. L’aveva sottolineato in ogni intervista rilasciata negli ultimi sei mesi. "Andrò in fuga alla decima tappa del Giro, e quella fuga arriverà".

La decima tappa del Giro d’Italia, quella che finiva a Forlì, passava a mezzo chilometro da casa di Alessandro Malaguti. Lì lui è nato, è cresciuto, è diventato per tutti gnula: in dialetto romagnolo, colui che si lamenta sempre.

Un giorno Malaguti, sempre brontolando, è salito su una bici ed ha capito che quello era il suo modo di misurarsi e di sentirsi libero. Gli hanno detto chi te l’ha fa fare, non hai la stoffa del campione. Ma lui non ha smesso, e ha finito col ritrovarsi ciclista professionista. Sempre in squadre minori, non senza illusioni e passi falsi. Il Giro 2015 è stato il primo per lui, a quasi 28 anni; la Parigi-Roubaix, la corsa che ama più di tutte, non l’ha mai corsa, e forse mai la correrà.

Passista veloce, lo descrivono gli almanacchi. Ok, veloce, ma mica poi tanto: ha vinto tre corse in tutta la carriera. La più importante nel 2013, in Bretagna. Alla Route Adélie de Vitré, una piccola classica di un giorno, Malaguti aveva alzato le braccia al cielo mentre piangeva a dirotto. Intervistato, disse che negli ultimi quaranta chilometri aveva pensato solo a mamma Caterina, che se n’era andata un mese prima.



A Forlì, la città vestita di rosa, ha pianto di nuovo. La sua fuga, impossibile da credere per i duri di cuore, è arrivata per davvero: insieme ad altri quattro romantici, Alessandro era riuscito a sconfiggere la fredda tirannia del gruppo. Poi però non l'ha vinta mica lui, la tappa.

Era stanco, forse aveva speso troppo, e così Boem e Busato l’hanno anticipato. Malaguti, terzo. Dopo l’arrivo, ci sono voluti diversi minuti prima che si asciugasse il viso e tornasse a brontolare, al pensiero che ora i suoi amici gli rinfacceranno a lungo che è stato un patacca.

Ma in fin dei conti vogliono tutti un gran bene ad Alessandro Malaguti. Malaguti che nel tempo libero guarda documentari e legge romanzi storici; Malaguti che, invitato in tv, smania per salutare le nipotine; Malaguti che quando può aiuta il fratello in una ditta di arredamento, ché la vita da corridore non sarà per sempre; Malaguti che si è fatto sfuggire l’occasione della vita quando era lì, a mezzo chilometro da casa. Malaguti che si lamenta tanto, ma poi alla fine trova sempre il modo di abbozzare un bel sorriso.

 



Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta il 20 maggio 2015 su Crampi Sportivi.

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