Marcus Burghardt is coming to town

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Con quello che ha concluso domenica, Marcus Burghardt è arrivato a quota undici. Undici Tour de France completati.

Ne ha viste e fatte tante in questi anni: ha vinto una tappa (nel 2008), ha vinto un Tour (come compagno di squadra di Cadel Evans, nel 2011), è stato per sei edizioni gregario infaticabile della BMC e, da tre, della Bora-Hansgrohe, che lo considera “capitano di strada”. Ma Burghardt è più di tutto questo.

Il 30 giugno 2012, giorno del suo 29° compleanno e dell’affollato cronoprologo di Liegi, al momento della partenza mostrò alle telecamere un sottomaglia con una scritta rossa: “Thanks for coming to my birthday”.

Nel 2014 diventò famoso un video in cui lo si vedeva donare a un bambino a bordo strada non una borraccia, ma l’intero sacchetto del rifornimento.  

L’anno scorso, tappa di Amiens, attaccò tutto solo con il solo scopo di fermarsi poco più avanti ad applaudire i colleghi del gruppo al loro passaggio, come fosse un tifoso.

Negli anni ha firmato centinaia di autografi e distribuito un’infinità di gadget, come testimoniato da tante belle fotografie. Ma, a suo dire, mai gli era capitata una cosa più emozionante di quella che gli è successa quest’anno, prima della partenza della quarta tappa, a Reims.

Quel giorno, durante la consueta consegna di doni fuori dal bus della Bora, Burghardt aveva regalato un cappellino e un adesivo a un bambino che, colto da irrefrenabile entusiasmo, gli si era gettato al collo. 

“Era così appassionato! Non smetteva più di abbracciarmi”, ha scritto il passistone nel post Instagram col quale - era il secondo giorno di riposo del Tour - ha chiesto ai suoi followers di dargli una mano a mettersi in contatto col giovanissimo fan: 

“HO BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO!!! Per favore aiutatemi a trovare questo bambino. Vorrei mandargli un regalo speciale”.

Due giorni dopo, la mamma del bimbo si è messa in contatto con L’Union, uno dei giornali che avevano rilanciato la ricerca di Burghardt.

Ha raccontato di chiamarsi Nathalie, di essersi appassionata al ciclismo grazie a suo padre e di essere andata in centro, lo scorso 9 luglio, per far scoprire il Tour ai suoi figli. Il più piccolo - il “ricercato” - si chiama Sullyvane e ha 7 anni.

Dal giorno di Reims in poi è andato sempre in giro col cappellino della Bora in testa, e ogni volta che c’era il Tour alla tv chiedeva “Dov’è Marcus?” Quando ha saputo che il suo idolo lo cercava, ha risposto: ”Anch’io voglio rivedere Marcus! Voglio bene a Marcus!”

Il giornalista Alexandre Delfau ha subito inoltrato il messaggio via Twitter a Burghardt, che ha ringraziato tutti per la collaborazione e ha preparato il pacchetto da spedire a Sullyvane.

Ci ha messo dentro una divisa extra-small della Bora, un poster della squadra, una foto autografata di Peter Sagan e i dorsali coi numeri di gara di tutti i suoi compagni di squadra, anch’essi autografati.

La mattina dopo, il tutto era sulla via di Reims.

 

 

 

 

 

 

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