[Gent - Wevelgem 2018] Una scelta uguale e contraria

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

A trecento metri dall’arrivo, i 20 corridori che si giocano la Gent-Wevelgem 2018 sono disposti nella classica conformazione a piramide che caratterizza le volate di piccoli gruppi. Il vertice è l’ultimo compagno di squadra del capitano che ha la fortuna di poter ancora contare su qualcuno; dietro di lui, i favoriti assestano le ultime spallate prima di lanciarsi nello sprint, lo sanno benissimo che vincere è quasi sempre una questione di buon piazzamento.

Buon piazzamento e rapidità. Di gambe, ovviamente. Ma soprattutto di pensiero. Si tratta di decidere in che momento partire, da che lato della strada sia più conveniente farsi spazio, chi considerare come punto di riferimento: se colui che si ritiene il più forte o colui che si pensa possa essere battuto, e che potrebbe tornar buono come ultimissimo propulsore.

A tutto questo flusso di considerazioni strategiche e valutazioni fisico-matematiche le corse in bicicletta concedono giusto qualche frazione di secondo, tant’è che non si capisce se poi i velocisti questi ragionamenti li facciano per davvero o se siano prodigiosamente riusciti a trasferire le proprie funzioni cognitive alle cosce. Fatto sta che nel momento esatto in cui Vanmarcke viene ripreso, la Gent-Wevelgem si risolve. Démare e Sagan, che non ritengono di non dover aspettare uno la mossa dell’altro, compiono una scelta uguale e contraria. Lanciano la volata, però il primo sul lato destro della strada, il secondo sul sinistro. La piramide crolla su se stessa come un vulcano spento, chi rimane a centro strada ha già perso. Elia Viviani lo sa e prende una decisione: segue Démare.

Viviani era il capitano che aveva avuto la fortuna di poter contare ancora su qualcuno: il vertice della piramide era stato Lampaert; Gilbert aveva lavorato a lungo per evitare che altri anticipassero la volata. D’altra parte Viviani corre per la Quick-Step, e nelle corse di un giorno non c’è di meglio. La Quick-Step ha così tante alternative che il più delle volte diversifica le proprie strategia di corsa per aumentare la probabilità di riuscita. Non oggi, oggi la squadra puntava tutto su Viviani. 

Viviani invece punta tutto su Démare, forse perché lo considera più veloce, forse perché pensa di sfruttarne la scia, forse perché dal suo lato c’è meno vento. Mentre dall’altro lato Sagan ha campo libero e sprigiona l’energia che questa primavera aveva finora frustrato, Viviani deve infilarsi, sorpassare, cambiare direzione. Rimonta, ma arriva secondo, il che è un risultato onorevolissimo e beneagurante, tuttavia a Viviani non va bene per niente. Dapprima prende a pugni il manubrio, poi rilascia la tensione di 250 chilometri piangendo lacrime non di disperazione ma di puro sconforto sportivo. Piange per un’occasione che di sicuro tornerà, e magari molto presto, ma che oggi lui riesce a vedere in un solo, inconsolabile modo: persa.

 

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