Gli ammazzasogni

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Articolo pubblicato la prima volta il 7 luglio 2017 e contenuto nel volume "Dicevano che si sarebbe alzato il vento".

 

Julien Vermote si guarda intorno e tutto è al suo posto. Lars Bak è alle sue spalle, potrebbe udirne il respiro se solo il pubblico non fosse così rumoroso, le voci sembrano tutte uguali quando ci passi dentro, un’unica distesa di acuti, potendo dare un suono al Tour sarebbe questo: una coltivazione di Allez!, un podere di incitamenti a perdita d’orecchio. Vermote si guarda intorno e la Francia scorre quieta, e Olivier Le Gac è un po’ più dietro, ma sempre a portata di cambio.

Si fa un po’ per uno, là davanti, ma non è che si stia lì a contare i minuti o i metri: le giornate di Vermote, Bak e Le Gac durano troppo a lungo per potersi permettere di questionare sui turni. Tocca essere buoni colleghi, farsi piacere la compagnia degli altri.

Vermote, Bak e Le Gac sono manovalanza del Tour, non sono velocisti e non sono scalatori, non sono gregari di lusso e nemmeno fuggitivi, di certo non stavolta, loro le fughe devono silenziarle, strangolarle con l’accortezza dei boa. Vermote, Bak e Le Gac ammazzano i sogni di chi ci crede, ma non devono farlo troppo presto - ché poi ci crede qualcun altro - e nemmeno troppo tardi - ché l’obiettivo è la volata, e se arrivano quegli altri poi è un casino.

Vermote, Bak e Le Gac fanno la stessa fatica di chi va in fuga, ma non posseggono la poesia di chi va in fuga: lavorano da soli, ma guidano un gruppo di 190; stanno davanti, ma non corrono da avanguardie, il privilegio della scoperta non spetta a loro.

Non sono i primi, durante la 7a tappa, ad aprire la strada del Tour tra i vitigni della Sciampagna e della Borgogna; arrivano per secondi dove il vento cambia direzione, e pure sulle strade dove un giorno di fine ‘800 Renoir cadde di bici e si fratturò un braccio. Vermote, Bak e Le Gac hanno fisici possenti, potrebbero essere personaggi della Colazione dei canottieri, e invece tirano il gruppo da giorni.

Le Gac ha febbre e mal di stomaco da inizio Tour, è arrivato ultimo in 3 tappe su 6, il giorno di Longwy era talmente stanco che è andato a dormire senza cena e senza massaggi, ma dice di stare meglio ogni giorno, aiutare Démare è troppo importante. Il suo compito finisce quando comincia la Senna: rimangono in testa gli altri due. 

Bak non vince da 5 anni, ma prolungare l’attesa non lo preoccupa, sa che è al Tour per Greipel, è il suo lavoro e deve farlo. Vermote da piccolo faceva il portiere di calcio, per lui chiudere su una fuga è una parata. Nella prima settimana di Tour è stato in testa al gruppo per quasi 1000 km: più che impressionista, è impressionante.

A Kittel lo uniscono solo una maglia e il ciuffo biondo, le sue tappe finiscono quando quelle di Kittel devono ancora cominciare. Le tappe di Kittel invece paiono poter finire solo in un modo, in questo Tour. A Nuits-St-George vince anche se non sembra, batte Boasson Hagen per 6 millimetri alla fine una tappa di 214 chilometri.

Per abbracciare Vermote, Kittel deve aspettare un po': il suo ammazzasogni oggi è l'ultimo classificato.

 

 

 

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