Saving, saving, saving

Saving, saving, saving, continua a ripetere Mathew Hayman all’intervistatore della tv francese. Vuole far credere a qualche centinaio di milioni di spettatori in gran parte ignari, fino a un paio d’ore prima, della sua stessa esistenza, che il segreto della sua vittoria sia stato un banalissimo risparmio di energie, un volgare nascondersi, un freddo calcolare. Se non fosse per un pesante fondotinta color ocra, non parrebbe nemmeno aver corso per quasi sette ore in bicicletta. Potrebbe benissimo aver arato un campo di pommes-de-terre, o ramazzato un’aia polverosa. Invece ha vinto la Parigi-Roubaix.

Mathew Hayman ha staccato Cancellara, che ha concluso con un tonfo, e Sagan, che il tonfo l'ha evitato con un salto; ha battuto Stannard che oh ma quanto è migliorato e Vanmarcke che dai che è la volta buona; ha avuto la meglio su Erviti, che non dice mai niente, forse perché le interviste ormai si fanno in inglese e i toreri che parlano inglese non è che siano tanto ben visti, a Pamplona.

Mathew Hayman, soprattutto, ha superato lo spettacolo sublime di Tom Boonen. Quando Tom si era lanciato da solo alla vista del velodromo di Roubaix, sembrava che la Storia, proprio lei, quella con la S maiuscola, stesse preparando le celebrazioni. Già si sentivano suonare le trombe della gloria. Ma quella, la Storia, avanza per errori, per vie misteriose, e oggi ha deciso, un po’ bastarda, che qualcosa non dovesse tornare nel disegno impeccabile del campione belga, e che vincere toccasse all’uomo che non si aspettava nessuno, uno che fino a ieri la vittoria non sapeva quasi come fosse fatta.

Questa Roubaix in fondo è lo specchio della corsa della nostra specie, di noi che ci affanniamo per comprendere il senso del genio imprevedibile messo lì apposta a far saltare ogni volta i nostri piani, e che poi, sconfitti di appena un metro, ci convinciamo a mettere da parte le lacrime e ad applaudire l'assurdo. L’assurdo oggi ha le fattezze ispide di Mathew Hayman. Sceso di bici dopo il traguardo, Hayman l’ha adocchiato, Boonen. L’ha abbracciato. Poi si è guardato solo le mani sporche e se le è buttate in faccia. Fuck! Is this me?

Sì, sei tu. Hai risparmiato energie per 38 anni, ti sei nascosto, hai calcolato. E hai finalmente scoperto che forma ha il successo: è un bel cubetto di porfido, caro Mat. (FC-LP)

 

 

 

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