Il ciclismo è semplice

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

 

In quindici anni di onesto gregariato, Michael Schär ha portato a casa in tutto un paio di corse. Non passerà di certo alla storia del ciclismo per le sue vittorie, il passistone svizzero. Lo farà per essere diventato, ieri, il primo corridore di sempre a essere squalificato dopo aver regalato la propria borraccia a un tifoso a bordo strada.

Il primo e l’ultimo, c’è da augurarsi, considerato l’insopportabile stridore provocato dal video del “fattaccio”, in cui al gesto quasi automatico del protagonista – vedere un gruppetto di sostenitori a bordo strada e far rotolare verso di essi una borraccia vuota – fa seguito il suo immediato pentimento, la realizzazione di aver commesso un errore imperdonabile. Schär ha appena fatto felice un ragazzino belga e, anziché gioire dentro di sé di una delle gioie minute concesse ai gregari in certe giornate di fatica e guai meccanici, si mette le mani nei capelli come a dire “Mai l’avessi fatto!”.

Mai lo rifarà, da ora in poi. Nessun tifoso riceverà borracce da Michael Schär né da Cesare Benedetti (altro habitué dei piccoli doni al pubblico, che ha scritto su Twitter di essere triste per tutti i bambini che non avranno più nulla da lui"), né, se le cose rimarranno come sono, da nessun altro.

Secondo le regole entrate in vigore a inizio aprile, durante una corsa UCI è possibile gettare rifiuti (borracce comprese) esclusivamente nelle “aree verdi” designate lungo il percorso. La ratio del provvedimento è chiara, e molto più che condivisibile. Limitare il lancio indiscriminato di borracce usate ha il doppio vantaggio di contenere le cadute provocate da oggetti vaganti in mezzo al gruppo e di limitare l’impatto ambientale legato al passaggio di una corsa di ciclismo.

Quando queste regole sono state annunciate, alcuni mesi fa (insieme ad altre che hanno ingiustamente ricevuto più attenzioni, guardare alla voce super-tuck), la reazione degli addetti ai lavori è stata largamente positiva: “Finalmente non vedremo più scene di ciclisti che inquinano parchi nazionali in mondovisione”. Nel nostro piccolo, anche noi di “Bidon”, che tempo fa abbiamo scelto come simbolo di ispirazione fondante proprio la borraccia, abbiamo guardato con ottimismo alla novità, immaginando che potesse risolvere definitivamente il dilemma di un oggetto che fa sognare e che “però inquina”.

Speravamo, in tutto questo, che le restrizioni adottate dall’UCI lasciassero aperta qualche maglia, piccoli margini di interpretazione che rendessero ancora possibile – fermi restando il rispetto dell’ambiente e la sicurezza dei ciclisti – omaggiare qualche volta il pubblico a bordo strada. Così non è stato, o quanto meno così non è stato ieri al Giro delle Fiandre, allorché la giuria ha squalificato Schär applicando il nuovo regolamento con assoluta solerzia e disarmante miopia.

Poco importa se dal video (il documento verosimilmente utilizzato come capo d’accusa) si intuiva senza ombra di dubbio che la borraccia di Schär non sarebbe rimasta a bordo strada più di qualche secondo, giusto il tempo che uno dei ragazzini esultanti la raccogliesse e la eleggesse a souvenir dell’anno o della vita. Borraccia gettata fuori dall’area verde? Squalifica diretta, punto. Con una metafora di cui ci perdonerete la portata, potremmo dire che insieme allo svizzero della AG2R essi hanno così squalificato un pezzo di poesia di uno sport che fa da sempre della prossimità con il pubblico il suo elemento di forza, solido appiglio nelle tempeste che ne hanno segnato la storia. Ieri gli azzeccagarbugli del ciclismo hanno commesso un errore di una gravità simbolica inaudita. Hanno imprigionato nel loro triste apparato di leggi inflessibili uno dei piccoli gesti in cui si annida la sostanza sognante della bicicletta, per sua natura inafferrabile.

Non è detto sia un errore irreversibile. La mobilitazione pressoché unanime dei corridori e di chiunque abbia a cuore le sorti del ciclismo lascia sperare in un pronto ravvedimento. Ci dev’essere, speriamo, un modo per tenere insieme auspicabili norme e buon senso.

In un post pubblicato su Instagram questa mattina, indirizzato all’UCI e intitolato “Perché i bambini cominciano a pedalare”, è intervenuto sulla vicenda lo stesso Michael Schär, ricordando il giorno in cui ricevette la sua prima borraccia. Era il Tour de France del 1997, lui era andato a guardare il passaggio della corsa insieme ai suoi genitori e a sua sorella.

«Quel piccolo pezzo di plastica completò la mia dipendenza dal ciclismo. Vedere quella borraccia a casa mi ricordava quale fosse il mio sogno, ogni giorno. Adesso sono io, uno di quei professionisti che passano tra gli spettatori. Nei momenti tranquilli, conservo le borracce vuote fino a che non vedo dei tifosi a bordo strada. Due anni fa ne ho regalata una a una ragazzina che ne parla ancora oggi, e che forse un giorno diventerà a sua volta una ciclista. Questi sono i momenti per cui amo il nostro sport. Lo sport più avvicinabile di tutti, che regala borracce lungo la strada. Tutto qua. Il ciclismo è semplice». 

Testo: Leonardo Piccione
Foto: Michael Schär, via Instagram

 

 

 

 

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