Il più bel regalo di sempre

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

86 anni fa, a Mantova, Learco Guerra indossò la prima maglia rosa della storia. Derisa, ignorata e poi finalmente rivalutata, la maglia molti anni dopo sarebbe finita nelle mani del nipote della "locomotiva umana", che nel seguente brano tratto da "il Centogiro" ci racconta com'è andata la faccenda.
Si tratta del racconto relativo al Giro d'Italia 1931.

 

Fine anni ’50, vigilia di Natale. In un caldo appartamento milanese Learco Guerra tira fuori un sacco marcato Faema, pieno di giocattoli. Il suo nipotino, Learco Ugo – come Koblet, ma senz’acca –, è al settimo cielo; rovista e rovista, alla fine trova il passatempo delle sue feste. Il Giuoco del Giro d’Italia è una specie di gioco dell’oca, con la casella-foratura al posto del pozzo e Coppi, Magni e Robic come pedine: per Learco Ugo è il più bel regalo di sempre, e sarebbe rimasto tale fino al giorno in cui, molti anni dopo, nonna Letizia gli affidò un’anonima ventiquattr’ore.

«C’erano tre maglie nella valigia. Una tricolore, una iridata, la terza rosa. Un po’ sbiadita, quasi bianca a dirla tutta, ma ancora rosa.»
Learco Ugo aveva appena ricevuto in eredità la prima maglia rosa della storia del Giro d’Italia. Armando Cougnet, il patron della corsa, l’aveva introdotta pochi mesi prima del XIX Giro, ispirandosi alla gialla francese; la Gazzetta l’aveva descritta come «il vessillo che guiderà il gagliardo plotone dei corridori e designerà l’alfiere più forte e più degno»; Mussolini, che considerava il ciclismo uno sport troppo plebeo per i suoi gusti, aveva invece bollato il femmineo colore come «una trovata poco fortunata».

Learco Guerra senior, in procinto di diventare la locomotiva umana, aveva messo d’accordo tutti vincendo la prima tappa del Giro 1931 nella sua città, Mantova, e prendendosi così la maglia. Dopo l’avrebbe persa, recuperata e ceduta nuovamente, causa caduta. Sarebbe caduto anche Binda, quell’anno, il Giro ridotto ad affare per piemontesi: Camusso primo su Giacobbe e Marchisio.

Oggi né Mantova né altre città sembrano essere interessate a ospitare la prima maglia rosa. Nel 2012 sono iniziati i lavori di restauro del Palazzo del Podestà, e da allora la collezione Guerra, comprendente tutto quello che fu possibile recuperare dopo che i tedeschi ebbero occupato e saccheggiato la villa di famiglia, non ha più una sede.

Stiamo cercando di sondare un po’ di disponibilità», confida Learco Ugo, 65 anni e una vita nello sport. Prima corridore, poi insegnante di educazione fisica, infine commerciante di biciclette. «Credo che il mio Dna non sia fatto a eliche, ma a ruote».
«Ma la prima maglia rosa, alla fine dei conti, adesso di preciso dov’è?»
«È al sicuro, in una teca di plastica. L’ho salvata dalle tarme. Ma non lo dico a nessuno dove la tengo.» 

 

 Tutte le info relative a "il Centogiro" (Ediciclo Editore, 2017) sono disponibili qui

 

 

 

 

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