Aquí Radio Andorra

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Quando il segnale tv è stato ripristinato, Miguel Ángel López non era più da solo all’inseguimento degli ultimi fuggitivi di giornata: Valverde e Quintana l’avevano raggiunto.

Era caduto lungo i quattro chilometri di sterrato che precedevano l’ultima salita, López, ma questo si sarebbe scoperto soltanto dopo, interpretando il fango e le ferite e prendendo per buoni i racconti che cominciavano ad emergere frammentari dai tweet e dai comunicati stampa. «López e Roglič caduti nel tratto in sterrato». 

In realtà nessuno li ha visti cadere, ed è curioso che - a parte i corridori stessi e i tifosi a bordo strada - nessuno abbia potuto assistere alla novità più attesa di questa edizione della Vuelta (lo sterrato) e a uno dei suoi possibili momenti-chiave (l’incidente di López).

Ironico inoltre che tutto questo sia accaduto su un altopiano che tra le altre cose è una specie di monumento alla storia della telecomunicazione privata: le antenne della vecchia Radio Andorra, fondata nel 1939 e attiva fino al 1981, ancora lo dominano. Cinquant’anni di musica leggera, finanche nel mezzo della seconda guerra mondiale, con un’unica, leggendaria interruzione tra una canzone e l’altra: il jingle autopromozionale. «Aquí Radio Andorra».

Così la nona tappa della Vuelta è stata nella sua fase cruciale appannaggio esclusivo del sonoro, come se il più giovane dei grandi giri avesse deciso di concedersi per un giorno il lusso dell’epica, con tanto di tempaccio, segnale tv saltato e caduta dell’eroe, al punto che verrebbe quasi voglia di farsi prendere un po’ la mano e affermare che López, detto Superman, è scivolato perché forse lo sterrato di Andorra è un ciottolato di kryptonite, o forse – più verosimilmente - perché lo specchio d’acqua nei pressi del quale è avvenuto l'intoppo (il lago di Engolasters, cioè “che inghiotte gli astri”) è talmente bello che secondo una leggenda un giorno attirerà dentro di sé tutte le stelle del cielo e le farà prigioniere. 

Tuttavia non è il caso di far troppe cerimonie: López è messo ancora bene in classifica generale (3°, a 17 secondi dalla maglia rossa di Quintana) e la Vuelta rimane sempre la Vuelta, corsa lieve e differente, affine all’estemporaneità più che all’epica, leggera come le canzoni di Radio Andorra, rapsodica come la tattica della Movistar, fresca come la vittoria di Pogačar, nemmeno 21 anni, primo sul traguardo di Cortals d’Encamp e ultimo - in ordine cronologico - degli imberbi fenomeni che stanno illuminando la stagione 2019, abbattendosi sul ciclismo come un temporale di inizio settembre: una lunga, intensissima grandinata di talento.

 

 

 

 

 

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