Un conto in sospeso

Scalare il Ventoux è un disastro annunciato. Scalare mezzo Ventoux dovrebbe essere mezzo disastro, ma non è detto.

Il Ventoux è una divinità, le leggi del tempo e della matematica le decide da sé. Il dio del male, dicono: spietato nella sua fantasia diabolica. In un’estate di fine ‘700 l’ascesa alla sua cima bianca fu il divertimento preferito di madame Amélie de Sade, che adorava chiacchierare di misteri dell’universo in compagnia del curato di Aurel. Di notte, salivano: godevano del respiro furioso del gigante.

Il dio Ventoux pare avere un conto in sospeso con la nostra specie. Forse vuole farcela pagare per quando, nel medioevo, lo lasciammo mezzo spelacchiato: facemmo carbone della sua chioma di cedri e ne accelerammo disastrosamente la calvizie.

Più probabilmente il Ventoux è una sentinella burbera, severissima balia della razza umana. Non sopporta alcun prometeo, rinnega ogni grandeur. Si prese Simpson, che ardì oltrepassare i propri limiti. Fece soffrire Merckx, il bipede più impietoso che sia mai salito in bicicletta. Sospese il giudizio su Armstrong prima ancora che lo facesse la Storia.

Anche questa volta il dio Ventoux ne ha combinata una delle sue.

Ha richiamato Eolo agli ordini, lui gli reso inavvicinabile il pinnacolo. Niente cima, la tappa arriva più giù: a Chalet Reynard, ultimo avamposto prima della luna. Le tende, i camper e i tifosi (tantissimi, è il 14 luglio), che dovevano distribuirsi lungo 16 chilometri, sono costretti ad occuparne meno di 10. La strada si restringe, i corridori a malapena passano. Porte tampona una moto della tv, Mollema e Froome a ruota. La maglia gialla resta a piedi, corricchia dinoccolato come fosse appena sbucato dal portellone dell’Apollo 11. 

Il dio Ventoux forse oggi ce l’aveva col Tour. Ha voluto prendersi gioco della sua spocchia, l’ha fatto arrossire dall’imbarazzo, ne ha svelato fatalmente le incongruenze. Poi, dopo la tempesta, ha tranquillizzato Eolo e ha accolto Thomas De Gendt.

Il belga era partito al mattino verso la luna, senza calcoli e con un sogno. Pedalata dopo pedalata, si è accorto che il sogno si confondeva con la realtà, e l’ha seguito fino in fondo. Ha dedicato la vittoria al compagno di squadra Stig Broeckx, ridotto in stato vegetativo dopo un incidente al Giro del Belgio. Quella volta non c’era il dio del male, solo altri mezzi al seguito. Travestiti, come troppo spesso accade, da streghe nefaste. (FC-LP)

 

Articolo pubblicato la prima volta il 14 luglio 2016 e contenuto nella raccolta "SE QUALCUNO VIENE MI FA PIACERE – Storie e visioni dal Tour de France 2016".

 

 

 

 

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