Gregario super-semplificato

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Una lunga cicatrice taglia il lato destro del mento di Chad Haga, parte dall’angolo del labbro e scende fino alla base del collo. Nel gennaio del 2016 si stava allenando con alcuni dei suoi compagni di squadra sulle strade di Calpe, provincia di Alicante, quando un’auto in marcia in direzione vietata li travolse. John Degelkolb rischiò di perdere un dito; ad Haga sarebbe potuta andare anche peggio: fu il centurino del caschetto ad evitare la recisione della giugulare.

Nelle settimane successive all’incidente il volto del corridore texano, tenuto insieme da 96 punti di sutura, apparve su riviste e siti di tutto il mondo, garantendogli un’inaspettata notorietà. “Certe cose ti fanno guadagnare prospettiva”, dichiarò in un’intervista. “Essere pagato per andare in bicicletta è la cosa più stupida e meravigliosa che abbia realizzato in vita mia”. Sul braccio destro si tatuò un motto che gli ricordasse di non lasciarsi trattenere dalla paura: “Eternity gained, only life remains”. Una volta guadagnata l’eternità, resta solo la vita.

Durante i giorni della terapia intensiva i followers di Haga su Twitter aumentarono a dismisura. Ma, secondo lui, non con la stessa velocità con cui sono cresciuti nelle ultime due settimane. Il motivo? Le mini-cronache della corsa che il corridore della Sunweb - appassionato di pianoforte, ossessionato dal caffè e laureato in ingegneria meccanica - ha prodotto durante l’ultimo Giro d’Italia. Nel suo “Over-simplified Giro d’Italia”, descritto dal suo autore come una serie di “riassunti asciutti e privi di qualsiasi informazione reale: cioè quello per cui è stato inventato Twitter”, Haga è riuscito nell’impresa di condensare con stringata ed efficace ironia i fatti salienti della corsa rosa.

Qualche esempio.
Tappa 5, vincitore Battaglin nello scoppiettante finale di Santa Ninfa: “Tutti si aspettavano un finale caotico e vigoroso, la quintessenza dei finali di tappa del Giro. L’hanno avuto”.
Tappa 12, vincitore Bennett nel diluvio di Imola: “Per colpa della pioggia una tappa tranquilla, perfetta per una volata di gruppo, non è stata né tranquilla né perfetta per una volata di gruppo”.
Tappa 14, vincitore Froome sullo Zoncolan: “Un tipo dal curriculum eccezionale, che finora non era stato affatto eccezionale, ha avuto una giornata alquanto eccezionale”.
Tappa 20, le ultime schermaglie tra Froome e Dumoulin: “Dopo 200 chilometri di preludio alla battaglia tra i due tipi più forti, non è cambiato nulla”.

Ma è stato lunedì scorso, dopo aver terminato il suo 4° Giro consecutivo, il terzo al servizio di Tom Dumoulin, che Haga è riuscito nel vero capolavoro. Una sintesi dell’intera corsa rosa in appena 150 caratteri.
“Giro d’Italia 2018, super-semplificato: dopo un giretto tra Israele e Italia, un tipo eccezionale arriva con meno di un minuto di vantaggio sul tipo migliore dell’anno scorso, che sta diventando eccezionale a sua volta”.

Impeccabile, no?

 

 

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