#PdR (e02) - Loro 3

Un piattone di 167 chilometri in autostrada, al caldo, costeggiando per lunghi tratti le propaggini più orientali del Mediterraneo e attraversando Galilea e Samaria, con una puntatina sul Monte del Carmelo e uno sguardo ravvicinato al Megiddo, il luogo indicato dal Libro dell'Apocalisse come sede dello scontro finale tra le forze guidate da Cristo e quelle di Satana:

È la seconda tappa del Giro d'Italia, ma la sequenza di elementi bizzarri che ne rattoppano la sceneggiatura fa pensare a uno script di Paolo Sorrentino. Le prime ore di corsa sono una summa dell'opera del premio Oscar napoletano.

Un cane con un paio di occhiali da sole rosa riflette sulla vita, mentre sullo sfondo in dissolvenza alcuni ragazzi giocano a racchettoni sulla spiaggia:

Due mezzi volanti si affrontano nei cieli in un improbabile duello:

Un ciclista belga* viene punto da un misterioso insetto e si trasforma nottetempo in un boss della mafia cinese:

Un uomo sfoggia doti da equilibrista su una bici a pedalata assistita,

mentre altri due pedalano in direzioni opposte in sella a un tandem senza senso:

Protagonista? Che domande: uno straordinario Toni Servillo nel ruolo di Marco Saligari

In tutto questo, con l'arrivo in volata più scontato di un raduno di fenicotteri su una terrazza romana, tre corridori decidono comunque di andare in fuga.

Loro 3 sono Davide Ballerini (il primo in mattinata a raggiungere lo striscione di partenza, per dire le intenzioni), Lars Bak (famoso per la vittoria di una tappa al Giro del 2012 in seguito alla quale la Gazzetta poté finalmente sciorinare il titolone "La fuga di Bak", nonché per essere statoKing of Gravity del Giro 2017) e Guillaume Boivin (canadese, già vincitore di una tappa al Giro del Ruanda, motto personale "a ogni corsa la sua sfida"):

Il gruppo per un po’ lascia fare, la situazione in coda è così tranquilla che Hamilton e Janse van Rensburg trovano persino il tempo di mettere in scena un dialogo tratto da La Giovinezza:

«Dell’infanzia non mi ricordo proprio niente. Solo una cosa continuo a ricordarla.»
«Quale?»
«Il momento preciso in cui ho imparato ad andare in bicicletta. Sarò banale, ma che felicità! Proprio la felicità! E stamattina, come per incanto, per la prima volta, mi sono ricordato anche il momento successivo.»
«Il momento in cui sei caduto.»
«Come cazzo fai a saperlo?»
«È stato così per tutti. Impari a fare una cosa, sei felice, e ti dimentichi di frenare.»

Ci pensa l'avvicinarsi del primo gpm del Giro a ravvivare la corsa, che si trasforma per alcuni minuti in una festa pacchiana, una via di mezzo tra una cena elegante di Arcore e un party su uno yacht al largo della Costa Smeralda.

Loro 3 concludono la loro avventura senza nemmeno la soddisfazione della prima maglia azzurra. Lungo la salita vengono infatti ripresi uno alla volta dal pimpante Enrico Barbin (o forse era Hirt?):

Dietro intanto tira la BMC, che non vuole partecipare alla fuga, vuole farla fallire:

Soprattutto, vuole far vincere il traguardo volante a Rohan Dennis, che grazie all'abbuono si guadagna la maglia rosa di Dumoulin e pure una pacca sulla spalla dal co-capitano Roche:

Perdendosi nel simbolismo delle immagini e nei virtuosi movimenti della macchina da presa, non è sempre facile cogliere la trama di certi film. D'altra parte, come insegna il guru, «un film buono è quello dove per tutta la prima ora il pubblico si chiede se ha sbagliato sala».

Ma la sala alla fine è quella giusta, l'arrivo nella di Tel Aviv sarà in volata. Quando fu insediata, poco più di un secolo fa, i lotti di terreno della capitale israeliana furono estratti a sorte tra i fondatori. Oggi invece sono i Katusha a sfidare la sorte, alternandosi uno dopo l'altro all'attacco,

mentre Jakub Mareczko prova ad anticipare gli avversari con una sparata à la Cavendish:

Parrebbe un colpo di scena, ma così non è. La sceneggiatura rientra nei binari negli ultimi metri, e il protagonista della festa, col suo ennesimo travestimento, torna ad essere quello che tutti aspettavano in partenza:

Viviani, che a poche centinaia di metri dal traguardo sembrava fuori posizione, vince facendo sembrare facile una cosa che non lo era. Infine, per aggiungere una sfumatura romantica alla trama, dichiara che è tutto merito della sua fidanzata, l'unica in grado di tranquillizzarlo nei momenti di massima tensione.

A questo punto potremmo indugiare sul fatto che il nome di Viviani sia Elia, e che la tappa di oggi ha toccato i luoghi in cui il profeta Elia vinse il dio del male Baal. Ma abbiamo parlato di profeti già ieri, e insomma ripetersi non è bello. Per questo preferiremmo concludere con un ultimo, superfluo parallelo cinematografico. Ci perdonerete.

Perché al termine della proiezione la parola non può che passare alla critica, che si divide inevitabilmente tra giudizi accondiscententi e altri spietati. D'altra parte si sa, i registi più visionari suscitano sempre reazioni contrastanti:

 

* si tratta di Sander Armée della Lotto-Soudal, che è ancora in corsa nonostante le sofferenze provocategli ieri dalla puntura di una vespa. Non avendo potuto assumere cortisone (sostanza vietata), è costretto a correre nelle condizioni in cui avete visto prima. A lui il nostro in bocca al lupo per la continuazione del suo Giro.

 

A cura di Paolo Bontempo, Francesco Bozzi, Filippo Cauz e Leonardo Piccione.

 

 

 

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