#PdR (e06) - Realtà aumentata

In un’intervista rilasciata prima di partire per Gerusalemme, Esteban Chaves aveva spiegato il perché del suo amore per l’Italia – e per il Giro – nonostante il fatto che le strade della penisola gli abbiano riservato negli anni non poche sofferenze.

In una caduta al Trofeo Laigueglia nel 2013 si era procurato fratture al cranio, al collo e alle spalle; solo un medico sui dieci che aveva consultato gli aveva detto che forse c’era ancora qualche speranza per la sua carriera. Nel 2016 ha perso il Giro d’Italia il penultimo giorno di corsa, staccato da Nibali sull’ultima salita della corsa. Lo scorso autunno è caduto ancora, questa volta al Giro dell’Emilia, e per sei settimane ha sofferto di vertigini ogni volta che provava a camminare.

“Torno in Italia perché lì ho imparato ad essere un corridore”, ha risposto a ProCycling. “E perché il Giro è il ciclismo. Il Tour è come una lunga cronometro, ma il Giro è diverso. È una corsa in cui può succedere di tutto, e che nessuno può controllare.”

In effetti nessuno sembra comprendere né controllare la fuga in cui Chaves si inserisce nelle fasi iniziali della sesta tappa del Giro 2018. Insieme al colombiano e al suo incrollabile scudiero Haig, vanno via altri 26 corridori, facendo pensare che il giorno dell'Etna possa diventare l'occasione per una bella fuga-bidone, o fuga-Bidon che dir si voglia (scusateci, non abbiamo resistito):

La prima parte della corsa è movimentata. La BMC si mette a tirare per difendere la maglia rosa di Dennis, ma lo fa senza troppa convinzione, cosicché per lunghi minuti non si capisce quale potrà essere il destino dei fuggitivi, se verranno ripresi o invece no, se si giocheranno la tappa o se addirittura stravolgeranno la classifica generale.

La situazione è in bilico, si evolve chilometro dopo chilometro, eppure la Rai si dilunga in dimostrazioni della propria realtà aumentata talmente oziose che a un certo punto un infastidito Enrico Battaglin spunta dal palco e cerca di assestare un gancio al conduttore:

Quando finalmente riprende la diretta, il quesito principale è uno: qualcuno sferrerà l'attacco a Sferro?

Ovviamente no, ma ogni occasione è buona per una bella dissolvenza (dissolvenza aumentata):

Quando la situazione in gara si stabilizza, con il vantaggio della fuga sempre intorno ai tre minuti, ecco che si può divagare un po'.
Si scopre ad esempio che il deposito di Zio Paperone si trova a Paternò (o forse era Papernò?)

L'avvicinarsi del vulcano fa salire la tensione e, con essa, la probabilità di cadute. Va male a Visconti

e anche a Formolo, che a fine tappa sarà (insieme a Meintjes) tra quelli che "oggi non capiremo chi vincerà il Giro, ma chi potrà perderlo".

Tuttavia la caduta del capitano della Bora-Hansgrohe offre la possibilità al suo compagno Cesare Benedetti di illustrarci una pagina del Manuale del Gregario:

a) scorgere con la coda dell'occhio il capitano in difficoltà

b) chiedergli se ha bisogno di aiuto

c) abbandonare la propria bicicletta sull'asfalto e adoperarsi per favorire la ripartenza del leader. Benedetto, Cesare.

È l'antipasto della salita finale, quella in cui Barbin sa già che saluterà la maglia azzurra,

perché subito sotto il vulcano si accende la corsa. Tra i fuggitivi il primo a provarci con decisione è Ciccone, uno a cui per questo Giro è stato dedicato addirittura un gusto di gelato

Bastano pochi tornanti e al suo inseguimento si lancia Chaves, in un tratto la cui pendenza ci viene mostrata da un finalmente opportuno intervento della realtà aumentata:

Dietro intanto il forcing dell'Astana fa diradare il gruppo più che l’altitudine la vegetazione

e manda in crisi Rohan Dennis. La maglia rosa arranca, ma col passo del cammello riesce in qualche modo a salvarsi:

Va in difficoltà anche la Sky, con Froome che ben presto si ritrova solo:

(ah no, c'era ancora mini-Elissonde)

Sulle pendici dell'Etna una colata di scatti manda in visibilio in pubblico. Questo papà ad esempio si sente Steve McQueen e decide di prodigarsi in una colta citazione di Fluido Mortale:

Ma - si badi bene - l'eccitazione non ha solo matrice intellettuale, come provato da questa tifosa di Henao:

Quest'altro tifoso invece si accontenta della realtà diminuita di una bambola gonfiabile,

nonostante gli sia appena scattato davanti un orgasmico Simon Yates.
L'inglese è un lapillo infuocato, va talmente forte che questo è lo screenshot meno mosso che siamo riusciti a ottenere durante la sua azione:

Yates raggiunge in men che non si dica Chaves, unico superstite della fuga e co-capitano della Mitchelton (squadra aumentata):

Abituato a correre con un gemello, a Yates poco importa che quello di oggi sia nato a Bogotà, più di 8mila chilometri dalla sua Bury. I due sanno come intendersi,

nonostante, a giudicare dalla smorfia, Chaves avrebbe fatto volentieri a meno della velocità aumentata del compagno sullo strappo finale.

Ma Chaves sa bene che Yates non mancherà di frenare nel momento giusto,

rinunciando alla vittoria - e a qualche secondo in più - per lasciar avanzare l'amico e godersi insieme a lui una spettacolare vittoria di coppia (festa aumentata)

Tappa al colombiano, maglia al britannico, che viene premiato da un signore che fa le corna, non sappiamo perchè:

Seguono tutti gli altri, tra cui uno scalpitante Dumoulin, che nel post-tappa rinuncia ai rulli per fare un po' di ciclocross:

Ma il post-tappa è soprattutto per Chaves, che torna a vincere dopo due anni.

Durante l'intervista, a un certo punto lo si vede toccarsi un piede. Ma non sta indicando la parte del corpo dalla quale nel 2013 gli furono prelevati frammenti di nervi che andarono a rimpiazzare quelli del braccio destro distrutti dalla caduta. Chaves si sta togliendo una scarpa per mostrare il nome di Diana Casas, sua amica e fisioterapista, deceduta lo scorso luglio in un incidente stradale. Non perde il sorriso nemmeno per un secondo.

Alla fine di una giornata ricca ed emozionante, che qualche risposta non ha mancato di darla, restano però ancora tre dubbi:

1- Chi è il vero capitano della Mitchelton?

2- Perchè tutto ciò?

3 - Era il tanfo sulfureo del vulcano o qualcuno a un certo punto si è lasciato andare?

(A giudicare dall'espressione di Petacchi - olfatto aumentato - propenderemmo per la seconda ipotesi).

 

 

A cura di Paolo Bontempo, Filippo Cauz e Leonardo Piccione.

 

 

 

 

 

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