#PdR (e08) - Carapaz(za) gioia

La meta odierna del Giro è un luogo di pace monastica, il santuario di Montevergine di Mercogliano, fondato da Gugliemo da Vercelli che voleva andare a Gerusalemme, ma dopo essere stato malmenato da dei ladri decise che era meglio rimanere nel sud Italia.

A differenza di Guglielmo il Giro a Gerusalemme ci è andato; ma anche il gruppo le botte sta cominciando a darsele nel Meridione. Infatti anche oggi l'inizio è tutta una guerra. Anzi, pare proprio quello di Guerre Stellari:

Non essendoci laser e astronavi, lo scontro è più che altro verbale. Questo tra Alessandro De Marchi e Mauro Vegni, ad esempio, pare un acceso confronto politico:

D'altronde un po' tutta Italia guarda alla possibilità di tornare alle urne, tant'è che al Giro già imperversano gli exit poll

Ma il vero oggetto della disputa, in una tappa che tutti avevano ampiamente battezzato per gli attaccanti, è entrare nella fuga di giornata. E chi è il primo a provarci? Ovviamente Eugert Zhupa, come promesso.

Ci vuole poco perchè la fuga buono si formi e il gruppo possa rallentare e svuotarsi la vescica (senza fischiettare):

Ne segue una lunga prima parte di tappa che pare un film di Ridley Scott venuto così così: un continuo sfoggio di viadotti e tunnel

fino al più classico colpo di scena del ponte, con un'esplosione che fa capolino minaccioso da uno degli approfondimenti di RaiSport che allietano (più o meno) la diretta:

La tortuosità stradale si presta a impreviste biforcazioni. Qualcuno si fa sorprendere,

mentre qualcun altro, novello Mosè, suddivide il gruppo come fosse il Mar Rosso

A questo punto ecco dipanarsi il tema centrale della giornata. È un'ammirevole inquadratura a permettere ai cronisti di lanciarsi nella miglior divagazione meteorologica di questo Giro.

Pare infatti che un detto locale affermi che se le mucche sono in piedi non pioverà, se si accucciano piove nel giro di un'ora.

Martinello osserva però con arguzia che in realtà tale metodo non è applicabile in tutti i contesti, a partire dalle città (e nel dirlo ammette di sentirsi un po' l'ultimo degli indiani metropolitani, con tanto di nome di battaglia: Mucca in piedi). In effetti, pochi minuti dopo all'arrivo comincia a diluviare:

Prima di avvicinarsi alla pioggia, però, si transita da Paestum per un ultimo omaggio a Poseidone, dio del mare e delle tappe di riposo,

e si legge un imprescindibile telegramma su Montoro, la cui cipolla ramata, dolce e profumata, è coltivata da tempo immemorabile con tecniche antiche e tradizionali:

In testa intanto si registra un attacco a sorpresa della Sky,

ma è solo perchè a bordo strada qualcuno sta volantinando:

Cosa conterranno le sportine fluorescenti? Le brochure dei nuovi pacchetti abbonamento alla tv satellitare

o invece propaganda elettorale per le prossime elezioni regionali calabresi?

All'arrivo non è solo il tempo a far paura. Il Santuario infatti non è affatto facile da raggiungere. La funicolare è una delle più ripide d'Europa, con punte del 64%

Tanto che qualche squadra ha considerato dei mezzi alternativi per procedere comodi

E comode devono essere rimaste anche le mucche locali, visto che la pioggia non concede tregua. Diventa essenziale l'attenzione nelle curve, specie se le si prende in testa

(magari senza esagerare con la cautela)

Il gruppo dei big decide di sfidare la funicolare in una gara di velocità a chi raggiunge prima il Santuario. Si va talmente forte che Froome scivola addirittura in salita:

Per fortuna non si tratta di un santuario indiano, cosicché le mucche possono essere maledette senza patemi.

"Vaccamucca, chi me lo fa fare!" pensa Bouwman, l'ultimo dei fuggitivi, sentendosi ormai spacciato

"Vaccamucca, che gamba che ho!" pensa Carapaz mentre scatta e si lancia verso la vittoria. Gli avversari alle sue spalle restano seduti come bovini nel diluvio.

"Carapaz(za) gioia!" Questo signore in verde suggerisce all'ecuadoriano una possibile esultanza

Ma la maglia bianca non lo ascolta ed esulta serafico come una mucca, con pugno sul cuore e braccia basse:

Di certo il boato al traguardo distrae questo monaco, che salta la recita del vespro e si affaccia incuriosito:

Chi invece  resta quieto e pacifico è Carapaz, che alle interviste finali risponde, con una voce molto più timida del suo stile di corsa, che questa vittoria per lui significa molte cose, ma è soprattutto una puerta.

Non, come consiglierebbe il contesto, per il paradiso. Ma "por mi carrera y por mi pais".
Una porta spalancata su un Giro che non riesce davvero a immaginare fin dove potrebbe portarlo; uno spiraglio per chi pedala in un Ecuador che di bici sapeva molto poco - almeno fino ad oggi.

La domanda finale vorrebbe proprio far conoscere qualcosa di Richard Carapaz a chi non l'ha mai visto né sentito:
"Nairo, Mikel o Alejandro? A chi dei big della tua squadra assomigli di più per stile e caratteristiche?"
"A mi mismo", replica Carapaz con finto imbarazzo.

 

(a cura di Paolo Bontempo, Francesco Bozzi, Filippo Cauz e Leonardo Piccione).

 

 

PS- Domani "Pèdali di Rosa" verrà divulgato in edizione speciale, perchè la redazione di Bidon sarà sparsa per l'Italia. Un po' al Giro, un po' a commentarlo dal vivo a Savignano sul Rubicone, qui. Venite a trovarci.

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