#SdG (e02) - Gli equilibristi

L'esercizio della cronometro a squadre è simile a quello dell'equilibrista. I ciclisti sembra che stiano pedalando sull'asfalto, ma in realtà corrono su un doppio filo. Sul filo del tempo, naturalmente, ma soprattutto su un filo invisibile che li congiunge uno all'altro.

C'è una corda sospesa che lega insieme tutti i ciclisti di una squadra: se uno rallenta, sbaglia, si sposta, la corda si smolla e tremano tutti. Se uno accelera troppo, forza il passo, tutti sobbalzano. La cronosquadre richiede uno sforzo totalizzante di concentrazione e coordinazione, perchè l'errore tollerabile si misura in ångström, un'unità di misura equivalente a dieci alla meno dieci metri utilizzata per definire le dimensioni di molecole ed atomi. Ci vogliono 10000000000 ångström per fare un metro, fate voi i conti sui 27,600 metri della seconda tappa del Tour de France.

O per semplificarvi la vita, usate una scala differente, come quella dell'Atomium, in cui ogni atomo è costituito da una sfera di 18 metri di diametro, sotto le quali è posizionata la linea d'arrivo della cronosquadre di Bruxelles.

 Troppi numeri? In effetti conviene fermarsi, liberare la mente ("ogni pensiero sul filo è una caduta in agguato", diceva il funambolo Philippe Petit) e mettere il primo piede sul filo. Un ruolo che sorprendentemente per una volta tocca alla squadra che di solito vince, ma che nonostante la bizzarria dell'ordine di partenza sembra rispettare da subito la regola numero uno degli equilibristi: gettarsi sorridendo, a cuor leggero.

E' una lezione importante, perchè ogni corrucciamento apre le porte alle distrazioni, e di conseguenza al pericolo.
C'è chi come Thibaut Pinot lo tiene sempre a mente

e chi come Romain Bardet pare esserselo dimenticato e comincia già a guardare in basso.

E poi c'è Nairo Quintana, le cui emozioni sono sempre ben lontane dallo spettro del visibile.

E mentre si susseguono le partenze e le menti dei protagonisti si affannano verso la concentrazione sull'obiettivo, il regista del Tour decide di divagare. O meglio, di mostrare il suo vero obiettivo di giornata: la visione aerea della Grote Markt di Bruxelles.

Così che parte l'Arkea

Parte la CCC (ad occhio e croce con un imbucato)

Riparte l'Arkea (a giudicare dai colori)

Ma la regia continua ad insistere sulla Grote Markt, o Grande Place per dirla in ambo le lingue locali

Tanta insistenza si spiegherebbe se ci fosse qualcuno a camminare sulla fune in mezzo alla piazza, sulle teste dei turisti, ma gli equilibristi sono un po' più in là, e sono già all'opera.

Il filo è già teso alla perfezione dalla Ineos, i cui funamboli hanno capito da subito che il segreto è guardare sempre in alto.

Mentre deve aver scrutato verso il basso David Gaudu, proprio all'ultima curva

L'esercizio di stile riesce alla perfezione anche alla Katusha, che trova in fretta l'equilibrio liberandosi di un contrappeso

E mentre la temperatura comincia ad innalzarsi

e qualcuno approfitta dell'inattesa esposizione per lanciare messaggi di alto valore sociale

nella Grand Place prosegue un'anomala domenica pomeriggio. La piazza non è mai stata così deserta:

A Bruxelles oggi erano tutti per strada

ad ammirare lo spettacolo dell'equilibrismo. Restare sul filo significa assecondare in ogni istante le anomalie dell'ambiente. "L'equilibrio è una lotta continua contro l’instabilità, ha a che vedere con la relazione tra il nostro microcosmo interiore e il macrocosmo al di fuori di noi", spiega il maestro funambolo Arian Miluka.

Steven Kruijswijk sembra aver appreso la lezione,

difatti il finale dei gialloneri è sorprendente. E mentre tutte le squadre migliori avevano fatto segnare distacchi misurabili in qualche ångström o poco più, gli uomini della maglia gialla spostano il filo ad un'altezza superiore,

vanificando in un istante un lungo pomeriggio di attesa. Ma anche questo lo aveva già detto Karl Wallenda, capostipite dei funamboli moderni, il primo a esibirsi senza rete di sicurezza: "Stare sul filo è vivere, tutto il resto è aspettare".

Così dopo i 27,600 metri che hanno portato ai piedi dell'Atomium non cambia il primo in classifica, che può continuare a firmare maglie gialle

e la domenica sembra finalmente tornare all'ordinario. 

Alla fine qualcuno arriverà anche nella Grote Markt, mentre il Tour si prepara a lasciare il Belgio e a riconsegnarsi ai velocisti. Ci vorranno pochi giorni prima di trovare le montagne, però. A meno che i velocisti non si impegnino come si era impegnato Philippe Petit per camminare su una fune tesa tra le cime delle due Torri Gemelle di New York. Un'impresa impossibile, che il funambolo aveva commentato così: "quando vedete le montagne, ricordate: le montagne si possono spostare".

 

 

A cura di Filippo Cauz.

 

PS - Della tappa odierna senza immagini ne parleremo tra poco nella nuova puntata del nostro podcast "Bonsoir Bidon". Non sappiamo esattamente quando, ma se seguite i nostri social, questo sito o il gruppo Telegram lo scoprirete non appena sarà online.

 

 

 

 

 

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