[TdF 2020] Chutes multiples

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Il mattino ha l’oro in bocca, ma – nel caso di un grande giro – anche i referti ortopedici. Dopo la tappa di ieri, le visite presso il centro medico mobile sono state così tante che il referto della giuria ha evitato il lungo elenco, riportando laconicamente «Chutes multiples». Qualcuno ha quantificato in 88 il numero di corridori caduti ieri.

Questa mattina si è appreso, tra le altre cose, che David De la Cruz ha una piccola frattura all’osso sacro, Wout Poels si è rotto una costola, Philippe Gilbert ha una frattura alla rotula e Rafael Valls al femore. Come siano riusciti, nelle loro condizioni, a portare a termine la tappa di ieri, questo è uno degli elementi di maggiore separazione tra i ciclisti professionisti e la razza umana propriamente detta.

Quel che è certo, è che oggi Gilbert e Valls non prenderanno il via. Non prenderà il via nemmeno John Degenkolb, il quale non ha dovuto attendere l’alba per conoscere il suo destino. Ieri, dopo essere caduto e aver aiutato il suo capitano Caleb Ewan a rientrare in gruppo, è arrivato al traguardo due minuti oltre il tempo massimo, le ginocchia insanguinate. «Qualche volta vinci, qualche volta perdi. Io oggi ho perso tutto», ha scritto su Instagram. «L’asfalto bagnato ha distrutto i miei sogni e tutto il lavoro di questi mesi».

Gilbert, compagno di squadra di Degenkolb, ha sottolineato come in certi casi molto più delle ossa e delle regole da rispettare possa far male l’esclusione dall’elenco degli arrivati: «John meritava quantomeno di essere inserito nell’ordine di arrivo. Poi non avrebbe potuto continuare il Tour, ma dopo tutto quello che è successo doveva comparire nei risultati di tappa. È semplicemente inaccettabile».

 

 

 

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