Uno swing perfetto

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Rohan Dennis si trova talmente a suo agio in una prova contro il tempo che negli ultimi mesi i suoi allenatori hanno messo a punto per lui una posizione in bicicletta che possa simulare le condizioni di una cronometro anche durante una tappa di montagna di 6 ore. Una particolare inclinazione delle anche che ricrei nella sua mente - prima ancora che nelle sue gambe - la stessa naturale sensazione di dominio che provocano nell’australiano le corse brevi e solitarie. L’aerodinamica conta fino a un certo punto, perché – secondo lui non c’è dubbio – “tra aerodinamica e potenza vince sempre la potenza”.

Il “Rohan Dennis Project” sarebbe semplice, nelle intenzioni: trasformare un corridore fenomenale a fare una cosa in un corridore bravissimo a fare almeno due cose. Perché per vincere una grande corsa a tappe – e Dennis in questo vorrebbe riuscire, un giorno – non è sufficiente essere i più forti di tutti a cronometro, se poi ci si stacca sempre in salita; né tantomeno torna utile esaltarsi sulle montagne se poi si va troppo piano sul dritto. Il corridore da corse a tappe è il più delle volte un ibrido, l’esito di un’equilibratura lunga e nient’affatto scontata: togliere all’esplosività e aggiungere alla resistenza, limare sulla forza per favorire la leggerezza, il tutto stando attenti a non farsi prendere la mano, sbilanciarsi è un azzardo che paga quasi mai.

Si tratta di smussare i propri spigoli, di correggersi in continuazione, di regredire verso la media; di snaturarsi, in qualche misura. Ed è questo che a Rohan Dennis ancora non riesce del tutto. Lo scorso inverno ha completato più sessioni di allenamento in salita che in tutti gli anni precedenti di carriera messi insieme. Si è trasferito ad Andorra affinché le montagne circondassero le sue uscite e i suoi pensieri. Ha perso qualche chilo e molta sfacciataggine, chi lo conosce dice che finalmente si è calmato, ha allargato la sua prospettiva di uomo e di atleta.

Al Giro d’Italia è arrivato 16°, che è un risultato dignitoso ma ancora distante dall’eccellenza. Il fatto è che trasformare se stessi non è un capriccio; non è entrare in un negozio di tatuaggi a 18 anni e sceglierne uno a caso, solo perché se ne ha voglia: il clown malvagio che porta a spasso il cane, grazie. Dennis e il pitbull sul suo braccio (ma senza clown) hanno imparato che il progetto è lungo e insidioso; che se non ci provi rimarrai sempre col dubbio, ma anche che mentre ti impegni a diventare bravissimo in quella seconda cosa forse è meglio che non perda di vista la prima, quella in cui sei fenomenale. Campione del mondo a cronometro al 6° tentativo, 1 minuto e 21 meglio del secondo, il campione in carica, un coetaneo, l’ideale di corridore in cui vorrebbe evolversi, Dumoulin. «Per me col ciclismo è come con il golf», ha detto Dennis a Velonews. «Qualcuno tira la pallina più lontano di me, ma io certi giorni ho uno swing perfetto».

 

 

 

 

 

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