Zhupa del giorno - Mirabella Eclano

Ieri ho cercato di andare in fuga da subito, al km 0, il primo scatto di giornata è stato il mio. Mi hanno seguito in sette, ed eravamo quasi riusciti ad andar via quando a noi si è aggiunto Kreuziger, che è messo abbastanza bene in classifica, allora il gruppo è venuto a riprenderci. Una mossa che non ho capito, in realtà. Fatto sta che quello scatto iniziale l’ho pagato a caro prezzo nel finale. Sono arrivato (ovviamente) in fondo, poi in cima ho trovato anche una sorpresa: i mezzi non erano potuti salire, così ho dovuto scendere in bici. Quindi di chilometri ieri ne ho fatti 11 in più, sotto l’acqua.

Mentre scendevamo per tornare al parcheggio dei bus qualcuno mi ha urlato “Oh, dammi la borraccia!”. Lo scrivevo qualche giorno fa: io e tutti i miei colleghi regaliamo volentieri le borracce, però non ci piace quando questo gesto viene considerato obbligatorio, quasi un ordine. Non è giusto che i tifosi ci prendano a male parole se non abbiamo borracce, altrimenti dal calore si passa al fastidio, e ciò è paradossale.

Oggi scaleremo il Gran Sasso, che sul Garibaldi ho letto essere la “Montagna Pantani”. Me la ricordo la tappa del 1999. Pantani era il mio idolo, vedendo le sue imprese sognavo di fare lo scalatore. Anche io ho la “Montagna Zhupa”, lo sapete, è il monte davanti casa mia. A 13 anni feci una scommessa con mio padre: se fossi riuscito a scalarlo in bici mi avrebbe permesso di iscrivermi in una squadra di ciclismo. Lui accettò, così un amico di famiglia mi prestò la sua bicicletta e io iniziai a pedalare. Era la prima volta che montavo su una bici da corsa. Non sapendo come si usasse il cambio, feci tutta la salita con il 53x16, sbuffando e mangiando il manubrio. Però arrivai in cima, e mio padre, che avrebbe voluto che facessi calcio, mi iscrisse alla Ciclistica 2000.

Come sono finito a scrivere dei miei esordi? Ah giusto, Pantani e il mio sogno di fare lo scalatore. Crescendo mi accorsi che non lo sarei mai diventato, non avevo il fisico. Qualcuno mi diceva che non avevo neppure la stoffa per fare il ciclista. Ero troppo imbranato, e i miei genitori non mi facevano depilare le gambe. A mio padre non piaceva, secondo lui non era una cosa da uomo. Immaginate un ragazzino goffo, che non riusciva a sganciare il pedale, che ad ogni curva finiva per terra e per di più con le gambe pelose! La gente non mi dava una lira, forse avrei smesso già il primo anno da esordiente se non fosse stato per il grande Giovanni Cerio. Fui fortunato ad incontrare Giovanni. Era lui a portarmi alle corse, a seguirmi e a spronarmi. Fino alla prima vittoria, da allievo, a Piacenza.

Fine dei ricordi per oggi, è tempo di andare. I miei compagni sono già sul bus. Se mi lasciano qui, chi va in fuga?

 

Eugert

 

("Zhupa del giorno" è il diario di Eugert Zhupa dal Giro 101, realizzato in collaborazione con Wilier Triestina - Selle Italia. Testo raccolto da Pietro Pisaneschi).

 

 

 

 

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