[Ronde van Vlaanderen 2019] Il fondotinta delle Fiandre

Alberto Bettiol si sfila gli occhiali e rivela la sua vera identità. La campagna fiamminga ha steso sul suo volto uno strato uniforme di polvere grigiastra, cosicché la fascia di pelle intorno agli occhi – l'unica lasciata intatta dall'inconfondibile fondotinta delle Fiandre – appare come una versione pallida della mascherina di Robin, l'assistente di Batman. Bettiol espone al mondo i suoi occhi: sono piccoli, vicini, vispi. Che siano lo specchio dell'anima è cosa risaputa, ma evidentemente gli occhi possono suggerire molto anche rispetto alla salute delle gambe: Bettiol si indica con le dita della mano sinistra le pupille come a dire ora sì che sono visibile, ora sì che mi riconoscerete, e in fondo al suo sguardo si intravede distinto il riflesso dell'esuberanza con cui corre in bicicletta, e dello stato di forma che è riuscito a costruire questa primavera.

Ha appena vinto il Giro delle Fiandre. Lui che sarebbe voluto diventare "una via di mezzo tra un Bettini e un Cancellara", oggi ha saggiato l'estensione dei superpoteri che possono derivare da una fusione di tal risma: sul Vecchio Kwaremont ha chiuso gli occhi – in quel momento ancora protetti dagli occhiali – e ha allungato. Senza esagerare, staccando i rivali per dispersione, con la decisione e insieme la naturalezza con cui i suoi due idoli setacciavano gli avversari. Alle sue spalle, in quel che restava del gruppo, c'erano tutti i migliori, dal capitombolante van der Poel al consistente Asgreen, dall'esordiente Valverde al non-affatto-esordiente Van Avermaet – ciascuno col suo buon motivo per non collaborare granché con gli altri.

C'erano, lì in mezzo, anche due compagni di squadra di Bettiol: Sep Vanmarcke e Sebastian Langeveld, che a metterli insieme potrebbero intrecciare un rosario di piazzamenti di lusso. Le vittorie da pro' di Bettiol invece si contano presto: zero. Ma siamo al Fiandre, la logica c'entra fino a un certo punto e il curriculum finisce spesso per rimbalzare sul pavé. Così Sep e Seb diventano gregari di Alberto. Batman che si fanno Robin per il Robin diventato Batman, o qualcosa del genere. Vanmarcke è tra i primi a far casino sul Kwaremont, preparando la strada all'attacco di Bettiol. Langeveld entra in azione più tardi, quando l'italiano ha preso un po' di vantaggio, ispirandosi nell'esecuzione del suo compito all'animale che gli sta più simpatico: la volpe. Langeveld fa tutta una serie di volate per arrivare davanti e tirare i freni, rallentando tutti gli inseguitori di Bettiol. Scatta dietro ad ogni altro attaccante per farlo desistere, per essergli d'intralcio; affianca tutti con la faccia di uno che passa di lì per caso ma che in realtà non vede l'ora di frantumare le speranze altrui. Sul drittone infinito che è il rettilineo di ingresso a Oudenaarde, Sebastian Langeveld, dopo aver guardato, punzecchiato, atteso e immaginato, alza le braccia al cielo come se avesse vinto lui. Ha vinto il suo amico Bettiol, più forte che inatteso.

Ai lunghi allenamenti Bettiol dice di preferire le corse, soprattutto quelle di un giorno, soprattutto quelle del nord, soprattutto quelle sul pavé. Soprattutto il Fiandre, che – spiega – è una corsa durissima, ma un po' meno se stai bene. Non dice Bettiol che questa è la vittoria più bella della sua carriera, perché sarebbe piuttosto ridondante sottolinearlo: questa vittoria ha per lui il privilegio di essere la prima, di non avere nessun paradigma di riferimento. È il primo bacio, e Bettiol l'ha dato alla ragazza dei suoi sogni. Non succede tanto spesso, è anche per questo che Langeveld, ultimo del gruppetto inseguitore, alza le braccia sulla lunghissima Minderbroedersstraat, come se avesse vinto lui, puntino rosa con l'arancio delle cinque del pomeriggio sullo sfondo. Diciassette secondi prima era passato Alberto Bettiol, da solo, senza più occhiali.   [FB - FC - LP]

 

 

 

 

 

 

 

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