[Gent - Wevelgem 2019] Corretta manutenzione

  • Di:
      >>  
     

    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Poco dopo aver affermato che quella appena ottuta è una delle vittorie più belle della sua carriera, Alexander Kristoff spiega che il suo segreto è riuscire a disputare sempre delle ottime volate quando gli altri sono stanchi. Kristoff ha una grande necessità di stancarsi e di stancare, e se non si stanca non si diverte, e se non stanca gli altri non vince. L'anno scorso ha reso poco in primavera perché, dice, nella prima parte della stagione si era concentrato su competizioni troppo facili, tra Dubai e Abu Dhabi. «E se le corse non sono dure, il mio stato di forma peggiora».

In effetti Kristoff non appare stremato al termine della Gent-Wevelgem 2019. La corsa è stata lunga e dura, il vento forte e non di rado contrario, gli avversari tanti e tutti variamente agguerriti. I favoriti di giornata arrivano a Wevelgem tirati in viso e vuoti nelle gambe, invece Kristoff ha tutta l'aria di essere più o meno nelle stesse condizioni di quando è partito. Ora, per essere precisi, non è che sia proprio fresco come una rosa: 250 km, due salite al Kemmelberg e tre tratti di ploegsteert se li è sorbiti pure lui. Il fatto è che Kristoff non è in possesso di un campionario sconfinato in quanto a mimica facciale. Se portasse un cappello e se lo potesse togliere si potrebbe dire che ha giusto due espressioni, invece porta un caschetto fisso.

L'immutabilità di Kristoff ha qualcosa che sembra provenire dal mondo della meccanica. Appartiene a quella categoria di corridori che la fantasia degli appassionati spesso affianca a mezzi di trasporto altri rispetto alle biciclette: a treni, di frequente; in certi casi ad aerei. Nelle Fiandre, soprattutto a macchine agricole. Sono trattori, per esempio, i due della Deceuninck che provano a propiziare il successo di Viviani: Yves Lampaert, soprannome John Deere (dalla marca del suo preferito tra i trattori della fattoria di famiglia), e Tim Declercq, soprannome The Tractor (un po' meno specifico ma altrettanto congeniale: in fuga per 100 km, poi in testa al gruppo per chiudere sulla fuga stessa).

Se Kristoff fosse un mezzo agricolo sarebbe un voltafieno ingombrante: ottanta chili e una maglia talmente stretta che pare sul punto di lacerarsi a ogni affondo sui pedali. Il primo, a 50 dall'arrivo, per provare a raggiungere tutto solo Sagan, Trentin, Theuns, Rowe e Theunisse, i superstiti della lunga fuga nata dal vento. Il secondo sul rettilineo di arrivo, per superare Degenkolb e Naesen. Gaviria, velocista designato della UAE, dà il via libera al compagno e si sposta al momento giusto: Kristoff comincia una progressione che lascia gli avversari ai lati come balle di fieno sparse tra i campi. «Ho più di trent'anni e certo non divento più giovane col passare del tempo», ha detto a inizio stagione. «Sto solo provando a preservare la potenza che ancora sento di avere». Il segreto dell'immutabile Kristoff, e del ritorno sul suo volto dell'espressione della vittoria, è una corretta manutenzione.

 

 

 

Categoria: