Giallo di Buja – Come birilli

Abbiamo chiesto ad Alessandro De Marchi di guidarci nella "bolla" del Tour de France 2020, facendoci sapere di tanto tanto quel che accade intorno a lui. Avremo due occhi, due orecchie e una penna all'interno della Grande Boucle: sono quelle del Rosso - pardon - Giallo di Buja.

 

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Da dove cominciare?

Diciamo che questa era una tappa con tutti gli ingredienti da tipica prima tappa del Tour, e alla fine così è stato. Anzi, è andata anche meglio del previsto.

Meglio in senso ironico, ovviamente.

Giornata epica, quindi, iniziata con una sveglia abbastanza tardi: la tappa era molto corta. Siamo partiti tardi rispetto ai nostri standard, o almeno rispetto agli standard di uno come me che è considerato un vecchietto e non ama far colazione e poi dover aspettare il pranzo. Io sono uno di quelli che si svegliano, mangiano una volta sola e sono pronti per partire.

Alle due, finalmente, siamo partiti.

La prima cosa da segnalare è che non potrò mai fidarmi del meteo del mio compagno di stanza, perché il buon Matteo Trentin stavolta ha cannato in pieno: sosteneva che il tempo avrebbe retto e ci sarebbe stata una pioggerellina solo nella mattinata, per poi migliorare. Mi pare evidente che non sia andata così. E che Trentin come meteorologo sia da bocciare.

Poi la tappa l'avrete vista, è stata quello che è stata. Il percorso era molto tecnico, benché non troppo impegnativo. Il classico percorso che facciamo a mille all'ora, insomma. Anche le discese ormai si fanno a velocità assurde, quindi non conta che siano soltanto tecniche e poco pericolose, o relativamente poco pericolose.

Infilare tutto questo nella prima tappa del Tour de France è un po' da pazzi, secondo me, perché sappiamo benissimo a che tipo di gara si va poi incontro. Credo che a chi organizza piaccia creare queste condizioni. C'è qualcuno che crede ancora di avere a che fare col ciclismo di quarant'anni fa, quello epico, invece bisognerebbe capire che le velocità sono folli e il livello medio dei corridori molto alto. Non si è mai in pochi a giocarsi le fasi più importanti.

Questi fattori rendono le corse in bici molto più pericolose di qualche anno fa, e chi organizza dovrebbe comprenderlo e venirci un po' incontro. Invece vince ancora la consuetudine, si cerca sempre di mettere più pathos possibile nello show che si andrà a mostrare. Sembra si programmi tutto in modo che accada qualcosa di estremamente emozionante, qualcosa che tenga sempre alta l'attenzione.

La tappa quindi è venuta fuori difficile, con le discese  rese molto più tecniche dalla pioggia. Non pioveva da tanto tempo qui, e l'asfalto è diventato subito scivoloso. La stessa cosa è successa nel finale, sul lungomare, dove la salsedine e la prima pioggia hanno creato una patina scivolosa, come uno strato di ghiaccio sopra l'asfalto.

E infatti come si è visto si cadeva come birilli anche nella parte finale. È stato dopo questo passaggio, nel primo giro, che è successo qualcosa di storico, a suo modo. Le squadre si sono unite; abbiamo discusso e si è deciso di percorrere le discese a passo tranquillo, non a mille. 

Aveva poco senso prendersi certi rischi in una tappa che sicuramente si sarebbe chiusa allo sprint.

È stata una bella dimostrazione di unità, e la ritengo davvero storica, perché in passato non sempre siamo riusciti a essere compatti e a ragionare come un gruppo. Ma oggi è accaduto, ed è un bel segnale.

È vero, l'Astana non ha fatto un'azione molto corretta, visto che per una volta eravamo davvero tutti uniti. Ma spero sia stato di un problema di comunicazione, e che non ci fosse davvero l'intenzione di rompere l'accordo preso.

Gli organizzatori invece non hanno mai accennato a fare un passo indietro e a concedere una sorta di neutralizzazione in quelle due fasi. Da questo punto di vista, niente di nuovo.

Alla fine è stata volata, come doveva essere. Ha vinto cagnaccio Kristoff, che in queste giornate viene sempre fuori.

Io ho portato a casa la pelle, ed è già qualcosa. Sono rimasto coinvolto nell'ultima caduta a tre chilometri dall'arrivo, ma con un po' di fortuna e un po' di maestria sono quasi riuscito a rimanere in piedi: mi sono appoggiato e sono atterrato su un collega, non so esattamente chi fosse, che mi ha attutito il colpo.

Comunque, a parte tutto, il Tour è partito.

È partito come sempre. Prima tappa a mille; stress e nervosismo. Ma anche grande agonismo: si combatte a ogni centimetro di strada.

Ci siamo.

C'est parti, come dicono ogni mattina qui.

Naturalmente stasera avrò un bel po' di parolacce da colorare.

ADM

 

Puntate precedenti:

28.08 - La (ri)partenza

 

foto in copertina: Chris Auld

 

 

 

 

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