Giallo di Buja – L'appuntamento

Abbiamo chiesto ad Alessandro De Marchi di guidarci nella "bolla" del Tour de France 2020, facendoci sapere di tanto tanto quel che accade intorno a lui. Avremo due occhi, due orecchie e una penna all'interno della Grande Boucle: sono quelle del Rosso - pardon - Giallo di Buja.

 

*

 

Anche tappa numero sette andata. È stata forse la più affascinante finora, da ciclismo-spettacolo come si suol dire.

Tutto questo grazie agli amici della Bora e a Peter Sagan, che si è inventato un bel numero, non c'è che dire. Poi da cosa nasce cosa, ed è venuto fuori un bel caos. 

Di solito il caos nel ciclismo equivale a un gran bello spettacolo, almeno visto dal divano di casa. Perché per quanto riguarda il sottoscritto, e vale un po' per tutta la CCC, la giornata non è stata certo delle migliori. Anzi, direi giornata da dimenticare.

Alla fine abbiamo - anzi ho - mancato proprio l'appuntamento. C'era un punto, all'inizio della tappa, in cui non potevi permetterti di essere lontano dalla testa. Si sapeva che lì poteva esserci vento. Ma in quel momento non ero al posto giusto.

Capitano sempre più spesso momenti del genere, nel ciclismo. Coi ventagli è proprio come un appuntamento: se arrivi tardi, è difficile che riesci a risalire sul treno giusto. Riesci a salvarti solo se hai delle grandi gambe e sei capace di risolvere tutto con quelle. Ma in questo momento non è il mio caso: sto ancora un po' arrancando.

Poi, una volta che sei lontano da dove si fanno i giochi, purtroppo ci rimani.

La corsa si è quindi trasformata in un bel gruppetto lungo centoquaranta chilometri, fino all'arrivo. Io mi sono ritrovato nel gruppo con dentro la maglia verde, e a quel punto è stato tutto abbastanza tranquillo. Con calma siamo andati all'arrivo. 

È stato un gruppetto abbastanza silenzioso, oggi, sin da quando si è creato.

Probabilmente eravamo tutti un po'... disappointed, proprio perché eravamo consapevoli di aver perso il momento giusto. Per fortuna il vento ha continuato a spingerci e ci ha fatto volare via a 45 di media fino al traguardo. Siamo andati veloci quindi, ma senza troppe chiacchiere.

I ragazzi della Bora han fatto un capolavoro, secondo me. Anche se non hanno raccolto il risultato che volevano, hanno avuto le palle di fare qualcosa di molto bello. 

Mentre ero nel gruppetto silenzioso pensavo a quella volta in cui abbiamo fatto una cosa simile ai tempi della Cannondale. Era il Tour del 2013, il mio primo, e anche allora c'era Sagan. In quell'occasione eravamo anche riusciti a vincere la tappa, ovviamente con lui.

Era stato magnifico, perché mentre fai qualcosa del genere ti rendi conto che stai scoprendo le carte. È come se stessi dicendo a tutti: "Oh ragazzi, noi ci mettiamo lì e ci proviamo."

E poi senti l'unità della squadra, che si fonde per riuscire in un'azione così lunga e difficile. Perché anche quella volta eravamo partiti molto distanti... a un'ottantina di chilometri, se non ricordo male. Sono momenti che a livello di squadra danno sensazioni super. Ancora oggi ho un ricordo bellissimo di quella giornata. 

Qualche volta quando capita di ritrovarsi con Peter nel gruppetto ne parliamo. Più spesso però ci lamentiamo di chi davanti tira troppo forte senza motivo.

Ora continuiamo. Stasera, arrivati in hotel, ho visto nel parcheggio uno spettro: la voiture balai*. Per fortuna non mi è mai capitato di averne a che fare, anzi oggi è la volta che la vedo più da vicino. Diciamo che quello con lei è un appuntamento cui rinuncio volentieri. 

Domani si arriva sui Pirenei, vediamo cosa succede. Credo che sia davvero arrivata l'ora di una fuga... Anzi no, credo che sia giunta l'ora degli uomini di classifica: domani si muoveranno i VIP.

ADM

 

* La voiture balai è il furgone che in una corsa ciclistica si posiziona alla fine della carovana e raccoglie i ciclisti che hanno abbandonato la gara.

Puntate precedenti:

03.09 - Chissà che la ruota non giri
02.09 - Il pelo sullo stomaco
01.09 - Sempre più tardi
30.08 - Troppi VIP
29.08 - Come birilli
28.08 - La (ri)partenza

 

 

 

Categoria: