Giallo di Buja – Portare a casa la pellaccia

Abbiamo chiesto ad Alessandro De Marchi di guidarci nella "bolla" del Tour de France 2020, facendoci sapere di tanto tanto quel che accade intorno a lui. Avremo due occhi, due orecchie e una penna all'interno della Grande Boucle: sono quelle del Rosso - pardon - Giallo di Buja.

 

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Tappa 18 andata, l'ultima di vera e propria montagna di questo Tour, e direi che non ci siamo fatti mancare niente. Mi pare che sia venuta proprio bene.

Parto dall'inizio, perché è cominciata col trasferimento più stupido della storia. Abbiamo fatto circa 22 chilometri di discesa per arrivare al chilometro zero. Ovviamente, a folle velocità: le auto rosse dell'ASO non possono mai andare piano.

Arrivati lì abbiamo dovuto aspettare per ricompattarci tutti, quindi via a manetta. Si è formato subito un gruppetto con più di venti corridori, e se ne sono andati. Le squadre rimaste fuori si sono messe un po' a menare, così anche la salita l'abbiamo presa a mille allora, quindi il gruppo è esploso nello sparpaglio generale.

Poi per fortuna il resto della tappa è andato abbastanza regolare. Io sono rimasto nel gruppetto intermedio, arrivato a circa mezz'ora, e ho portato a casa la pellaccia un po' meglio di ieri, senza soffrire esageratamente. 

Davanti mi pare che abbiano dato grande spettacolo.

La ciliegina sulla torta è stata quel bel chilometro abbondante di sterrato in cima alla salita più ripida. Un po' di "Strade Bianche" in mezzo all'ultima settimana del Tour de France. A volte mi sembra di essere un po' un fenomeno da baraccone: ci fanno fare un po' di tutto pur di creare qualche elemento di spettacolo in più. Il solito discorso.

Per strada oggi ho visto un po' di tutto... Una classica giornata da Tour. Anche a livello di pubblico c'era da divertirsi: qualcuno vestito da mucca, due diversi gruppi di Teletubbies, un personaggio vestito da carcerato che reggeva un cartello con su scritto "La terra è piatta"... 

Mi sto accorgendo che dopo tre settimane la routine è diventata severa. Routine che più routine non si può.

Ogni giorno è una sequenza di passaggi quotidiani che si ripete. Alla partenza accade sempre qualcosa di nuovo, perché ogni tappa è differente, ma quello che precede e segue la corsa è una routine consolidata.

Ci svegliamo al mattino sempre una ventina di minuti prima della colazione. Io sono abituato a prendermi subito la frequenza cardiaca e il peso, poi faccio qualche esercizio di stretching. In genere mando un messaggio veloce ad Anna, ma in questi giorni mi anticipa lei, perché parte prima di me per andare a scuola.

Poi si scende a far colazione, con Mirko che ti aspetta e ti dice: "il solito?". E la maggior parte delle volte rispondi di sì.

Per me il solito prevede una bella omelette con a parte un po' di tacchino e qualche fettina di formaggio. Tutto insieme a qualche fetta biscottata o galletta di riso. Qualche spremuta fatta da Mirko, poi di solito porridge e una gran quantità di avena, magari con un po' di latte. Infine un bello yogurt greco e frutta. A seconda di cosa ci aspetta nella tappa magari ci scappa una fetta di crostata.

Dopo mangiato si risale in camera a sistemare la valigia e lo zaino, e godersi qualche ultimo minuto di pace nel letto prima di salire sul bus. Lì poi dipende da quanta strada c'è da fare: io in genere metto le cuffie, specie nei giorni più importanti, dove è meglio spegnere letteralmente tutto. Insieme al segno di croce prima della partenza, la musica non la faccio mancare mai. 

Quando i viaggi sono più lunghi ci scappa anche qualche mail o telefonata, perché a casa le cose vanno avanti e bisogna stare al passo. A volte mi assopisco anche un po'.

Poi arriva la corsa. La prima cosa è il meeting di squadra, con i DS che ci mostrano al videoproiettore i dettagli di tappa: mappa, vento, meteo, tattiche, strategie. Dopo ci si veste, si riempiono le tasche con qualcosa da mangiare e si attaccano i numeri sulla schiena, che qui al Tour sono adesivi. Ma magari un paio di spilli ce li metti lo stesso.

Infine c'è il foglio firme. Se hai la fortuna di essere un VIP c'è anche qualche giornalista che ti cerca, altrimenti ci scappa un ultimo caffè sul bus prima di partire. Poi si va. 

A fine tappa di nuovo al bus. Qui si fa tutto velocemente perché il tempo è poco. Borraccia, doccia e poi dipende: se sei tra i primi magari viaggi in auto. Quelli che fanno le cose con calma viaggiano sul bus che impiega sempre un po' di tempo in più.

Durante il viaggio si mangia qualcosa, in genere una porzione di carboidrati tipo pasta o riso freddo, ma condito sempre in modo top come sa fare Mirko. Il resto dipende dalla lunghezza del viaggio.

Musica nelle orecchie se siamo finiti come delle carogne, altrimenti cellulare: si guarda un po' quello che è successo, si chiama a casa per dire che tutto è andato bene. 

Arrivati in hotel c'è un'ora e mezza circa per il massaggio e magari l'osteopata, poi si scende a tavola per la cena. Quello è il momento dove tutto si rilassa.

Si fanno due parole coi compagni, si fa il riassunto della giornata: chi ha visto cosa. Ci si aggiorna sulla situazione.

Poi è finalmente l'ora di staccare la spina e andare in stanza. La nostra squadra ha un medico italiano che ama passare a trovarci, e allora lì fioccano gli aneddoti sulla giornata. Ma non chiedetemi niente: lui è proprio un pettegolo!

Io e Matteo Trentin invece siamo abbastanza di poche parole: ognuno si prende il tempo per sé. Lui va di pc e Netflix; io all’inizio preferivo libro e mandala, ma adesso che sono decisamente stanco mi sto dando anch'io alle serie.

Ho ripreso The Crown e ho rivisto per l'ennesima volta The last dance. Che ispirazione Michael Jordan... Un capitano del genere lo vorrei sempre.

Per il resto rimaniamo spesso silenziosi. È fondamentale prenderci il nostro tempo, nel tran tran assurdo di un grande giro. 

Ovviamente vi ricordo che in stanza con Trentin le finestre restano rigorosamente spalancate, pure a 1800 metri di quota.

Il Tour comunque sta andando verso la fine. Sono contento delle sensazioni di questi giorni, e in ottica Giro forse è la cosa più importante.

Resta domani che sulla carta è una tappa di trasferimento, ma io mi aspetto qualche sorpresa: bisogna essere pronti. Sabato super-crono, e domenica Parigi. Finalmente.

 

ADM

 

Foto in copertina: Chris Auld.

Puntate precedenti:

16.09 - Gli occhi di traverso
15.09 - I conti con la strada
14.09 - Un paio di belle notizie
12.09 - Menare menare menare
11.09 - Una gamba su e una gamba giù
10.09 - Il campanile
08.09 - Service!
07.09 - Giornate da Snickers
06.09 - Un principio elementare
04.09 - L'appuntamento
03.09 - Chissà che la ruota non giri
02.09 - Il pelo sullo stomaco
01.09 - Sempre più tardi
30.08 - Troppi VIP
29.08 - Come birilli
28.08 - La (ri)partenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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