Giallo di Buja – Sempre più tardi

Abbiamo chiesto ad Alessandro De Marchi di guidarci nella "bolla" del Tour de France 2020, facendoci sapere di tanto tanto quel che accade intorno a lui. Avremo due occhi, due orecchie e una penna all'interno della Grande Boucle: sono quelle del Rosso - pardon - Giallo di Buja.

 

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Rieccomi, scusate il ritardo. 

Il fatto è che si inizia a fare sempre più tardi, e le cene sono spostate ogni giorno più in là. Qualcuno di noi arriva prima, qualcuno dopo... Stasera per esempio ci siamo messi a tavola intorno alle dieci meno un quarto. 

Scendere dall'arrivo di oggi era davvero lunga, ma questo è tipico del Tour e in generale di tutte le gare a tappe. Si è sempre di corsa: dopo la tappa arrivi sul bus, il tempo di fare una doccia veloce e arraffi al volo un piatto di pasta, riso, patate o altri carboidrati. Intanto ti sei preso la prima borraccia di recupero.

Se le cose vanno bene, dopo una mezz'oretta il bus è in movimento. 

Oggi abbiamo fatto un'ora abbondante di strada, forse un'ora e mezza, per ritornare all'hotel da cui eravamo partiti stamattina. Era particolarmente lunga perché la discesa era la stessa strada dell'arrivo di tappa, quindi c'era una lunga carovana di ammiraglie incolonnate.

Questo è il Tour, questi sono i grandi giri. Niente di speciale, ci siamo abituati.

Fortuna che però a cena c'è Mirko, il cuoco italiano della CCC, il nostro asso nella manica. Ci fidiamo completamente di lui, sa esattamente di cosa abbiamo bisogno. Non potremmo fare a meno della sua pasta, del suo sugo, delle sue verdure e soprattutto della sua straordinaria crostata.

Io poi da buon italiano tengo in grande considerazione il momento della cena. Non si tratta solo di reintegrare quello che hai perso. La cena dev'essere un momento di piacere, quasi di godimento direi. Devi poter resettare tutto e star bene coi compagni.

Si fa tardi, quindi, e in più le giornate diventano sempre più corte. 

È una delle cose che ho cominciato a notare oggi, dopo quasi una settimana in Francia. Inizio a rendermi conto delle differenze tra questo Tour de France e i soliti, quelli a cui ero abituato, che si correvano in piena estate, col caldo.

Me ne sono accorto mentre scendevamo verso valle, guardando lo splendido panorama che c'era fuori: le luci e i colori sono molto diversi rispetto a luglio. Sembrava un'altra Francia. Fa buio prima, è un po' più freddo.

L'altra differenza importante è che rispetto a luglio c'è ovviamente meno pubblico. Immagino sia dovuto anche alle regole per la sicurezza, ad esempio oggi credo si potesse arrivare in cima solo a piedi o in bicicletta.

Comunque sia, la differenza si vede: c'è meno confusione. Sotto certi punti di vista devo dire che è piacevole questa cosa. So che è brutto da dire rispetto ai tifosi, però il Tour ci ha abituato a una folla eccessiva in ogni momento e in ogni angolo, e adesso che la situazione è così diversa per noi in certi frangenti il risultato è apprezzabile: più tranquillità, più pace. 

Sì, queste sono le differenze che inizio a percepire rispetto ai Tour del passato: la luce e la gente.

Chissà che tutto questo, il meteo in particolare, non diventi un fattore rispetto ai risultati finali. Staremo a vedere.

Una cosa è certa: il mio compagno di stanza non sente affatto il freddo che sento io quest'anno! Eppure io non sono uno che soffre il freddo, di solito. Non credo sia nemmeno la vecchiaia... 

Sta di fatto che il buon Matteo Trentin apre di continuo le finestre della nostra camera. Anche adesso sono spalancate. Corro a chiuderle.

ADM

 

Puntate precedenti:

30.08 - Troppi VIP
29.08 - Come birilli
28.08 - La (ri)partenza

 

 

 

 

 

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