Giallo di Buja – Service!

Abbiamo chiesto ad Alessandro De Marchi di guidarci nella "bolla" del Tour de France 2020, facendoci sapere di tanto tanto quel che accade intorno a lui. Avremo due occhi, due orecchie e una penna all'interno della Grande Boucle: sono quelle del Rosso - pardon - Giallo di Buja.

 

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Siamo riusciti a finire anche la decima tappa.

Siamo ripartiti stamattina dopo il giorno di riposo, in una parte di Francia che non ricordo di aver visitato molte volte con le corse. Una zona abbastanza particolare perché c'è un'altissima densità di persone anziane. Sembra quasi di essere in quelle località di mare in cui ci sono solo pensionati. Davvero, sulla strada verso la partenza c'erano quasi solo anziani!

Pubblico particolarmente datato e anche parecchio indisciplinato, oggi. Sempre giù dal marciapiede, e soprattutto con quei cazzo di telefonini in mano a guardare dentro lo schermo per la foto, invece che guardare dove andiamo noi. Una cosa da pazzi, soprattutto in giornate come queste in cui il gruppo a piena strada sembra un balena con la bocca spalancata che inghiotte tutto!

Il Tour è ripartito, comunque, ed è ripartito al massimo livello. E con un gran caos. La tappa di oggi è stata un'altra di quelle che a vederle da casa penso siano emozionanti.  

Tutti molto freschi e pieni di energie, ci siamo scontrati con un percorso che era una specie di flipper e noi eravamo le palline impazzite che andavano a sbattere da uno spartitraffico all'altro, da una rotonda all'altra, su una strada che non è stata dritta nemmeno per un metro.

Era tutto un girare, diciamo così, e la ciliegina sulla torta era il vento che aggiungeva stress allo stress.

Secondo me si sbaglia a non tenere in considerazione cosa è diventato il ciclismo oggi. Molti colleghi, come me, oggi hanno sottolineato che questo non può essere un percorso adatto al Tour, con la situazione di classifica che c'è adesso. È un po' troppo ottimistico pensare di correre su un percorso del genere al Tour, con i ritmi di oggi. Speriamo che nel futuro le cose cambino.

Quindi giornata davvero stressante, non c'è stato grande tempo per pensare. Però certe cose le ho notate lo stesso. La prima è che sono rimasto anch'io coinvolto in una caduta.

Fortunatamente sono volato sopra il mucchio di corridori caduti davanti a me, e quindi sono riuscito a fermarmi. La cosa ridicola è stata che una volta atterrato sono rimasto incastrato con la bici e con i piedi nelle ruote e nei telai sotto di me. La mia bici era incastrata con uno della Total, credo fosse Grellier, che probabilmente era alla sua prima mega-caduta al Tour ed è andato completamente in panico.

Continuava a urlare: "Le vélo! Le vélo! Le vélo!" mentre io gli chiedevo semplicemente una mano per rialzarmi, perché finché non mi fossi rialzato io la sua bici sarebbe rimasta inevitabilmente sotto i miei piedi. Lui non è stato proprio in grado di darmi una mano per uscire da questo groviglio: forse perché gli parlavo in inglese e non mi ha capito... Insomma è dovuto arrivare un altro ragazzo, caduto anche lui, a darmi una mano per tirarmi fuori e finalmente liberare Grellier e le maledette bici.

Abbiamo trovato da ridere anche in una situazione del genere, dai. 

Il resto della tappa è andato via allo stesso modo: molte cadute e molti momenti da nervosismo puro. In queste situazioni si vedono tutti i trucchetti del caso. Si fa di tutto per poter guadagnare una posizione, e magari ci si gioca anche il jolly, la matta.

Per esempio c'è una regola non scritta secondo cui se quando trasporti le borracce, risalendo il gruppo con la schiena piena, urli "Service!", il gruppo ti lascia passare. È un po' come in guerra, dove non si può sparare su chi porta via i feriti.

Anche oggi qualcuno ha fatto il furbo tentando di sfruttare la regola, spostandosi una borraccia sotto la maglia e urlando "Service! Service!" per guadagnare qualche metro. Ho visto più di qualche collega fare una cosa del genere per guadagnare posizioni...

Ma ciò su cui ho potuto riflettere di più a fine giornata è che il limite tra l'agonismo, anche aggressivo, e la cattiveria vera, che diventa pericolosa, è ormai molto labile. In queste giornate è davvero difficile riuscire a rimanere entro questo limite.

È una battaglia: per pochi attimi ci si dimentica di avere colleghi e compagni di squadra che fanno il tuo stesso lavoro, e si finisce per non far passare nessuno. Anzi, se puoi chiudere e tagliare, chiudi e tagli senza farti troppi problemi. Io forse sono fin troppo buono e sono più le volte che lascio passare, rispetto a quelle in cui mi intestardisco e chiudo la porta.

Capire fin dove ci si può spingere restando soltanto agonisti, senza rischiare di creare guai, non è semplice. Anche questo rende il ciclismo uno sport con una componente di pericolosità esagerata. 

La giornata si è conclusa nello stesso hotel in cui avevamo trascorso il giorno di riposo. È davvero un luogo grazioso, molto tranquillo, di fronte al mare. Abbiamo avuto talmente tanto da fare, qui, che ho persino rinviato il taglio di capelli...

Una delle cose positive di questo posto è che stamattina ho potuto cominciare la giornata con un bel bagno nell'oceano. È un po' di giorni che ho qualche problemino di sinusite, e non c'è niente di meglio di un bel bagno nell'acqua salata per provare a riprendersi.

È stato un ottimo inizio di giornata, vediamo se domani decido di replicare. Anche perché poi dalla metà della settimana le cose inizieranno a farsi serie, quindi bando alle ciance. 

ADM

 

Foto in copertina: Chris Auld. Puntate precedenti:

07.09 - Giornate da Snickers
06.09 - Un principio elementare
04.09 - L'appuntamento
03.09 - Chissà che la ruota non giri
02.09 - Il pelo sullo stomaco
01.09 - Sempre più tardi
30.08 - Troppi VIP
29.08 - Come birilli
28.08 - La (ri)partenza

 

 

 

 

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