Giallo di Buja – Un paio di belle notizie

Abbiamo chiesto ad Alessandro De Marchi di guidarci nella "bolla" del Tour de France 2020, facendoci sapere di tanto tanto quel che accade intorno a lui. Avremo due occhi, due orecchie e una penna all'interno della Grande Boucle: sono quelle del Rosso - pardon - Giallo di Buja.

 

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E due settimane sono andate.

Oggi siamo a Grenoble, trascorriamo la giornata in questa bella città ai piedi delle Alpi. Il secondo giorno di riposo ha sicuramente ha un valore diverso: due settimane di gara alle spalle sono tante, e siamo in giro da tre...

Essere arrivati qui è già una soddisfazione, ti rendi conto che ancora una volta sei vicino a completare un'altra grande gara.

Ma soprattutto è l'ultima occasione per racimolare un po' di energie e buttarsi dentro quest'ultima famelica settimana del Tour, che sulla carta è davvero assurda. E credo sarà così anche nei fatti, visto come stiamo correndo.

Ieri abbiamo fatto la prima ora alla folle media di 53 chilometri all'ora, per poi arrivare sotto la prima salita a 49. Capite bene che il livello è esagerato.

Con tanti colleghi in gruppo si è fatta questa riflessione: stiamo davvero andando tutti quanti fortissimo. Se una volta una salita fatta come si deve riduceva il gruppo a 50/60 corridori, oggi sono praticamente il doppio. Si staccano solo i velocisti meno adatti alle salite. Questa è una cosa evidente tutti i giorni, senza nemmeno parlare dei gialli della Jumbo, che sono stratosferici.

La tappa di ieri forse è stata la peggiore di tutte per me. Diciamo che non avere un grande obiettivo non ha aiutato. Si sapeva che le possibilità per la fuga erano poche, quindi sono partito senza grande convinzione.

E come sempre accade, quando affronti una corsa in bici senza un obiettivo preciso, qualcosa che ti stimola, diventa tutto molto difficile. Fare tutto questo alla quindicesima tappa del Tour de France, dopo che hai accumulato due settimane di fatica nelle gambe, peggiora ulteriormente le cose. 

La giornata è andata via con una fuga in cui comunque c'erano due miei compagni, Geschke e Trentin, ma era scritto che non sarebbe arrivata in fondo.

Grande caldo, grandi salite... e la zona del Grand Colombier, che a me fa tornare in mente un'altra defaillance del passato. Era il Tour del 2017, e sempre lì avevo preso una bella bambola. Forse è la zona che non mi porta fortuna, o non è proprio fatta per me.

Altra giornata di gruppetto, quindi, arrivando comodi al traguardo.

Mi è dispiaciuto, all'arrivo, sapere di Bernal, però ho notato una grande maturità nelle sue dichiarazioni. Nessuno è invincibile, nessuno è Superman, e se c'è qualcuno di più forte bisogna accettarlo. Ed è quello che mi sento di dire anche a me stesso, perché è la sentenza della strada. Devi capire dove puoi migliorare, e metterti di nuovo sotto.

Comuque sono proprio contento che sia finita questa seconda settimana e sia arrivato il giorno di riposo. Anche perché a cena ci siamo consolati con una bella pizza, fatta da Mirko, e un paio di birre, in relax. 

Inoltre appena sono salito sul bus ho ricevuto un paio di belle notizie da casa. Mi riferisco innanzitutto alla vittoria del campionato italiano under23 di Giovanni Aleotti. È un corridore del Cycling Team Friuli, la mia vecchia squadra, quella che mi ha fatto arrivare al professionismo e che io seguo sempre con grande passione, cercando di dare un contributo quando posso.

Quando ripenso ai miei anni da dilettante mi rendo conto che dentro di me ho sempre saputo di volere e potere diventare qualcuno in bici. Ci credevo talmente tanto che non pensavo ad altro e, anche se ho finito gli studi e cominciato l'università (scienze motorie), non ho mai avuto un vero piano b.

Il mio sogno era diventare ciclista professionista.

Vedere quello che hanno combinato ieri i ragazzi del Team Friuli è stato per me un enorme sollievo, dopo una giornata un po' di merda qui in Francia. Tricolore under23... ancora non ci credo!

L'altra notizia riguarda proprio un ex corridore del Team Friuli, Matteo Fabbro, che è arrivato terzo nella tappa della Tirreno-Adriatico. Questa combinazione di cose mi ha fatto realizzare che il Team Friuli è finalmente diventato una Realtà con la lettera maiuscola. Sono solidi, riconosciuti, e a ogni occasione dimostrano di essere tra i migliori.

E lo fanno usando molto poco, perché il Team Friuli è una squadra molto piccola, sia a livello di organizzazione che di bilancio. Nessuno diventa ricco al Team Friuli: né chi allena, né chi guida un'automobile, né chi corre.

Si fanno le cose grandi con poco. Questa è sempre stata la filosofia: poche ciance; ci si concentra sulle cose che contano, con passione. Ed è bello vedere che anche il mondo dei professionisti cominci ad accorgersene. Mi fa un certo effetto pensare che una cosa che è iniziata un po' con me, ormai dieci anni fa, è diventata così diversa e così grande.

So di aver dato un piccolo contributo, e vado molto fiero di questo.

Tornando al Tour, oggi faremo un minuscolo giro intorno a Grenoble, vediamo cosa viene fuori. Credo che Greg si sia messo su Strava a creare un percorso idoneo a tutti quanti.

Poi daremo un'occhiata alla tappa di domani, per capire se ha senso tenere il motore acceso e non riposarsi troppo, evitando di farsi trovare col fisico addormentato.

Per il resto è una grande giornata di relax, con una bella dormita nel pomeriggio, cosa che non sono riuscito a fare in occasione del primo riposo.

Probabilmente meccanici, massaggiatori e staff seguiranno la tradizione che abbiamo sin dai tempi della BMC di fare un aperitivo nel tardo pomeriggio. Hanno bisogno anche loro di rilassarsi.

Noi corridori magari faremo solo presenza, o vediamo se ci scappa una birra. Ma forse non ce la siamo ancora meritata.

 

ADM

 

Puntate precedenti:

12.09 - Menare menare menare
11.09 - Una gamba su e una gamba giù
10.09 - Il campanile
08.09 - Service!
07.09 - Giornate da Snickers
06.09 - Un principio elementare
04.09 - L'appuntamento
03.09 - Chissà che la ruota non giri
02.09 - Il pelo sullo stomaco
01.09 - Sempre più tardi
30.08 - Troppi VIP
29.08 - Come birilli
28.08 - La (ri)partenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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