Giallo di Buja – Una gamba su e una gamba giù

Abbiamo chiesto ad Alessandro De Marchi di guidarci nella "bolla" del Tour de France 2020, facendoci sapere di tanto tanto quel che accade intorno a lui. Avremo due occhi, due orecchie e una penna all'interno della Grande Boucle: sono quelle del Rosso - pardon - Giallo di Buja.

 

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Tappa numero 13 completata. Forse la più pazza del Tour finora.

Anche oggi mi sono fatto inculare, per dirla papale papale. Stavolta mi sono fatto fregare dal buon Alafilippo. E pensare che avevo letto bene la sua mossa... L'intuizione del momento giusto è una cosa che mi riesce ancora bene. 

Infatti sulla prima salita l'ho seguito e sono rientrato sui primi, dove c'era anche il mio compagno di squadra Geschke. Solo che poi questo sforzo l'ho pagato caro, perché in cima Alaphilippe ha aperto ancora il gas e io sono rimasto con una gamba su e una gamba giù, tanto per cambiare.

Non credo alla fine mi sarei giocato la tappa, era troppo dura. Un buon piazzamento però avrei potuto ottenerlo. Ma va così, purtroppo, c'è poco da fare.

Quindi mi sono messo in modalità salva-tutto, risparmiando più energie possibili fino all'arrivo. Sono andato su tranquillo in un mini-gruppetto a due: io e Marco Marcato. Fino a quindici-venti chilometri dalla fine siamo riusciti a rimanere coi primi, poi abbiamo mollato e siamo saliti pianissimo, infatti ci hanno ripresi quasi tutti gli altri gruppi, compresi un po' dei velocisti.

Quando sei in un gruppetto minuscolo è tutto più tranquillo. Ho potuto far contenti un paio di bambini che imploravano "Bidon! Bidon!". Regalare borracce è una cosa che mi fa sempre piacere. E poi ogni volta che vedo un nanerottolo a bordo strada mi viene in mente Andrea con il suo sorrisone.

La tappa era infinita (4400 metri di dislivello, quasi sei ore in bici), e come se non bastasse alla fine è anche iniziato il "Tour del post-tappa". Ci mancava ancora questo classico, che prevede che la tappa non finisca sulla linea d'arrivo. Lì comincia un'altra fase: alcune volte dopo l'arrivo in cima a una salita bisogna anche scendere in bici, perché i nostri bus non sono in grado di arrivare fin su.

Oggi ad esempio ci siamo sciroppati 14 chilometri di discesa, di quelle in cui devi anche spingere un po'. E qui non c'è nessun Ronaldo: nel ciclismo siamo tutti uguali, e tutti dobbiamo prendere la bici e farci il culo.

Abbiamo un kit post-tappa per queste situazioni: un asciugamano e una mantellina per coprirsi un po', poi un fischietto e una fascia di riconoscimento, per non rischiare di essere placcati da qualche gendarme particolarmente ligio al dovere. Quindi dopo esserci bardati siamo partiti, fischiando ad ogni curva per fare in modo che il pubblico ci facesse spazio.

Questo aggiunge mezz'ora di bici alle sei ore di gara, e a volte mi viene da pensare che è ridicolo che atleti del nostro livello siano costretti a fare queste cose, per poi oltretutto farci altre due ore di auto, bus o furgone prima di arrivare al fatidico hotel.

Quindi oggi abbiamo avuto il primo assaggio del tipico post-arrivo in salita del Tour. 

Lungo il ritorno sul furgone, distendendo un po' le gambe, mi sono messo a leggere un po' di notizie su Twitter. L'occhio mi è caduto su un tweet di un giornalista italiano che si lanciava in una descrizione del Tour in percentuali, per concludere che noi italiani stiamo facendo schifo.

Quando leggo queste "analisi" mi innervosisco, perché vedo che siamo bravi ad autodistruggerci, a dare sempre una brutta impressione del nostro movimento. Soprattutto chi fa parte da anni del settore, potrebbe essere un po' più obiettivo ed evitare conclusioni affrettate.

Descrivere il Tour de France con delle percentuali è una cosa assurda; sappiamo benissimo che nel ciclismo ci sono mille sfumature. La prestazione sportiva è un mix di elementi che non si può riassumere dando una percentuale.

E non è dal Tour de France del 2020 che si può dedurre chissà quali cose riguardo allo stato di salute del ciclismo italiano. Sicuramente abbiamo dei problemi e delle lacune, ma il disfattismo non dà un'immagine corretta, e non ci aiuta. 

Sbollita questa cosa siamo arrivati in hotel ed era già ora di massaggi e cena.

Adesso corro a vedermi quel che riesco della prima puntata di "Propaganda". Ho verificato, come qualcuno mi ha suggerito, che lo streaming funziona anche in Francia, quindi tanto vale approfittarne. Finché non mi si chiudono gli occhi.

ADM

 

Foto in copertina: Chris Auld. Puntate precedenti:

10.09 - Il campanile
08.09 - Service!
07.09 - Giornate da Snickers
06.09 - Un principio elementare
04.09 - L'appuntamento
03.09 - Chissà che la ruota non giri
02.09 - Il pelo sullo stomaco
01.09 - Sempre più tardi
30.08 - Troppi VIP
29.08 - Come birilli
28.08 - La (ri)partenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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