[Milano - Sanremo 2017] Comparire alle spalle

Non dev’essere semplice avere a che fare con uno come Peter Sagan. Intendiamoci: Sagan è la cosa migliore che sia capitata al ciclismo nell'ultimo decennio, è modernità e classicità insieme, è antibiotico naturale contro i calcoli e la noia. Sagan è grande. Di più: è enorme, al punto che tende a far finire sempre tutto dietro di sé, le cose fisiche e pure quelle astratte. Le recriminazioni si spengono negli angoli del suo sorriso, la delusione muore nella vitalità della sua chioma. Gli avversari, quelli si piazzano irrimediabilmente all’ombra delle sue spalle imponenti. Sia che lo battano sia che ne vengano battuti, i colleghi di Peter Sagan stanno un passo al di qua. Spesso capita di dire che "oggi più che aver vinto quel tale, ha perso Sagan"; oppure "oggi primo è arrivato talaltro, ma ha vinto soprattutto Sagan". Ed è vero, per carità: chissà quanto poco elettrica sarebbe stata la Sanremo di ieri senza la progressione con cui Peter ha azzerato il Poggio. Tuttavia viene da chiedersi cosa pensino i suoi avversari di questa cosa che Sagan sia quello in prima pagina anche quando perde.

Prendete Michał Kwiatkowski, per esempio. Lui e Sagan si conoscono da sempre, sono nati a pochi mesi e meno di cinquecento chilometri di distanza. Gareggiano l’uno contro l’altro da almeno un decennio, e ci sono diverse foto dei due insieme durante gli anni da junior. Questa qui sotto, del 2008, è la più emblematica. Sagan è già Sagan: in primo piano, sorride. Kwiatkowski invece è defilato, fissa il vuoto, sta pensando ad altro, probabilmente riflette sulla strategia da attuare per sperare che la sua "normalità" abbia la meglio sull’esuberanza dell’amico. Negli anni, Michał ha affinato quest’abilità ed è riuscito a batterlo diverse volte. Ieri l’ultima, la più spettacolare. Ai 300 metri Kwiatkowski concede a Sagan un piccolo vantaggio, costringendolo di fatto a lanciare la volata; poi sfrutta la scia per rimontarlo e vincere. Un capolavoro di tattica e classe. Nelle interviste post-gara ha detto che Peter può essere un marziano per molti, ma non per lui. Ne è convinto. Non dev’essere stato semplice avere a che fare con uno come Sagan, ma finirgli dietro nel tempo gli ha insegnato a superarlo.

Ieri la Primavera l’ha vinta Kwiatkowski, Sagan ha perso. Semplicemente, elegantemente perso. Michał Kwiatkowski dà l’idea che a lui non interessi più di tanto se poi è sempre e comunque l’amico ad attirare la fetta più consistente di attenzioni e simpatie. Stare alle spalle di Sagan toglie pressione e responsabilità, e allora ben venga comparirgli dietro nelle pose. Le foto a cui Kwiatkowski tiene di più sono quelle che gli scattano sulla linea d’arrivo, e lui quest'anno in quella zona risulta particolarmente fotogenico.

 

 

 

 

 

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