La testa sul manubrio

«Per rispetto di tutti coloro che mi hanno supportato negli anni, avrei voluto scrivere un post di qualche riga per dire che mi ritiro. Ma non ne sono stato capace. Ho sentito spesso parlare di “piccola morte” quando un corridore si ritira, e per me era una cosa astratta. Quando corriamo abbiamo la testa sul manubrio, i paraocchi. Mi piacerebbe parlarne con qualcuno, ma non ho molte persone a cui rivolgermi, non ho molti amici ciclisti. La parola depressione è ancora tabù in gruppo. […]

Dopo l’infortunio dell’anno scorso, non riesco a camminare più normalmente. Sono andato a funghi con le mie figlie qualche giorno fa, ma dopo un’ora avevo dolore alla caviglia. Mi manca il mal di gambe quando sali le scale dopo l’allenamento… Ero abituato a fare trenta ore di bici a settimana, adesso la sera non sono più abbastanza stanco da addormentarmi. Alle tre sono ancora lì a farmi domande. Qualche volta la mattina mi sveglio in lacrime: finché ero un corridore io esistevo, mi piaceva provare dolore, amavo la sensazione del freddo, cadevo e mi rialzavo. Ma in quanto uomo, chi sono? [...]

Non sono stato un grande corridore, niente affatto. I corridori del Tour mi sono sempre sembrati appartenere a un’altra categoria. Io l’ho fatto il Tour, l’ho terminato anche se non pensavo di esserne capace, ed è stato magico. Quest’anno a Parigi ho atteso i corridori vicino alla cabina di France Télévisions, per cui lavoravo come commentatore. Mi sentivo come un bambino a bordo strada, come se fosse la prima volta. Avevo i brividi mentre vedevo arrivare questi supereroi arrivati fino in fondo. Quando sono tornato in cabina non mi sentivo bene, ero provato. Ho deciso che nel 2021 riprenderò i miei studi: scienze politiche, corso di laurea in giornalismo».

 

In una lunga intervista sull'Équipe, oggi Yoann Offredo ha annunciato il suo ritiro dal professionismo. A lui, cui facciamo i migliori auguri per la nuova vita, abbiamo dedicato numerosi pomeriggi delle scorse stagioni e anche i brani "L'urgenza della diversità" (contenuto nella raccolta "Chissà che l'utopia non vinca") e "Borraccia, memoria inscalfibile" (contenuto in "Acqua passata").

 

 

 

 

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