I quattro elementi

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    Scalatore da bancone, pistard da divano. Ama il rumore, i bratwurst, dormire e leggere seduto sul water. Ha visto il volto di Dio in tre occasioni: una volta era Joey Baron, le altre due Laurent Jalabert.

Terra, acqua, aria e fuoco. Da sempre l'umanità prova a spiegare il cosmo attraverso l'equilibrio instabile tra gli elementi, ammirandoli scontrarsi con sguardo timoroso. L'irruenza della Natura è una visione che lascia disorientati, anche quando si conosce ogni dettaglio del processo che la muove. Le onde che si infrangono sulla battigia, il vento che spira con violenza, la sabbia che intrappola ogni passo, il fuoco della battaglia che arde. Chi ha disegnato il percorso del mondiale di ciclocross di Ostenda, al termine di un'annata in cui la Natura ha ripreso a farsi beffe dell'umanità, sembra essersi ispirato a visioni ancestrali.

A Ostenda l'acqua ha portato ricchezza e dolore. Il porto e la pesca l'hanno fatta prosperare, ma la forza delle inondazioni l'ha più volte obbligata a rinascere. Il Mare del Nord ha rigurgitato armate di invasori, diventando fuoco che distruggeva la città e le sue speranze. La spiaggia di Ostenda è in perenne conflitto con una marea che gonfia le acque di quasi cinque metri, mentre un vento incessante sferza le bandiere, riempie gli occhi di sabbia e ingarbuglia i pensieri.

Chissà cosa avrà pensato ieri Lucinda Brand, lei che di cognome si chiama "incendio" e che per andare a cogliere il suo primo titolo iridato ha dovuto letteralmente pedalare sull'acqua. Chissà quali saranno stati i pensieri di Mathieu van der Poel e Wout van Aert sotto il gelido sole di questa mattina. Probabilmente avranno pensato l'uno all'altro, poli totalizzanti di una visione cosmica del ciclismo, che sfida gli elementi e travalica le stagioni. Ed avranno immaginato come non farsi travolgere dalla marea, quali traiettorie scegliere per domare la sabbia, come resistere alla sfida del vento.

Avranno fatto calcoli e progetti, senza considerare che l'universo è beffardo, governato dalla legge instabile del caos che muta gli elementi in continuazione. Così la terra si fa scivolosa sotto la ruota di van der Poel distanziandolo dal suo rivale. Così il turbinio del vento si trasforma in un impercettibile fischio, fuoriuscendo dallo pneumatico di van Aert, che privato d'aria si trova pian piano senza più energia. Finisce che per quasi un'ora i due si inseguono e si spruzzano, si sfidano come fanno da un decennio. Finisce che Mathieu van der Poel ha il fuoco nelle gambe per non farsi più riprendere. E finisce che a Wout van Aert il secondo posto un po' brucia. Ma per poco, tra due mesi si sfideranno di nuovo, tra loro e contro altri elementi.

[Foto: Tornanti.cc]

 

 

 

 

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