Qualcuno con cui correre: Franco Pellizotti

Beati i puri di cuore perché affronteranno le salite senza dolore. Ché poi Franco, Franco Pellizotti, quel giorno del 2003 a mamma e papà voleva solo fare un regalo. Arrivare in cima allo Zoncolan prima degli altri, davanti a tutti, sano e salvo e con le braccia al cielo. Ma lo Zoncolan non ha sentimenti. Non ha compassione. Ah, quella montagnona rigida e netta come un colpo di scure.

Andarono a cercare un altro temibile mostro da scalare, un tratto di sofferenza da fare in bicicletta. E trovarono lo Zoncolan, perché di epica non se ne ha mai abbastanza. A Franco sembrò solo la montagna di casa, «la montagna dei miei genitori» disse, ma di questo non si curò nessuno. Di sicuro non lo fece Stefano Garzelli, che con le unghie e denti graffiava la strada per non perdere secondi in classifica generale, né Gilberto Simoni, che in maglia rosa voleva andare a prendersi la gloria e vincere il suo prezioso Giro d'Italia. E non se ne curò nemmeno Marco Pantani: erano più di tre anni che non pedalava e lì, sullo Zoncolan, ritrovò tutto come l'aveva lasciato negli anni in cui vinceva le grandi corse a tappe. Tutto o quasi: «Dài pelato, dài Pirata». La folla, la gente, la fatica. Come ai vecchi tempi. Ma lo Zoncolan non ha sentimenti.

Così quel giorno del 2003 il mondo scoprì un altro tratto di dolore, un'altra salita da consegnare alle leggende del Giro. In 50.000 si sparpagliarono lungo quel nastro di strada che saliva e saliva, e sembrava non dovesse finire mai. Anche per loro, per tutta quella gente, la novità fu il giusto compromesso tra l'adrenalina e l'agonia. L'aria pungeva. Qualcuno urlò stanno arrivando, e giù tutti a sventolare bandiere, a urlare, correre e saltare. Una gioia collettiva, di cui lo Zoncolan non si curò mai. I corridori arrivarono da laggiù, già con la smorfia sulla faccia.

Quel giorno del 2003 sullo Zoncolan vinse Simoni, con uno scatto che bruciò gli altri nonostante le pendenze velenose. Poi arrivò Garzelli, lucido come sempre. Arrivò Pantani, felice, i ritorni lo sono sempre, «anche se c'è gente che va più forte di me», disse. E arrivò al traguardo anche Franco, staccato a sufficienza dal sogno di vincere per mamma e papà.

(Il Monte Zoncolan tornerà protagonista al Giro d'Italia il prossimo 19 maggio. Allora Franco Pellizotti, 40 anni compiuti il mese scorso, sarà nel mezzo della sua 17a stagione da professionista, ancora alla Bahrain-Merida, sempre al servizio di Vincenzo Nibali. L'anno scorso è stato prezioso aiutante del campione siciliano sia al Giro che alla Vuelta; in cima all'Angliru ha chiuso al 5° posto. Il pezzo relativo alla sua scalata dello Zoncolan del 2003 l'ha scritto Giorgio Burreddu, ed è contenuto nel nostro volume "il Centogiro". Maggiori info qui).

 

 

 

 

 

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