L'uomo che visse tre volte

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    Fondatore di Inkorsivo.com, scrittore, discesista mancato

"Il desiderio di rinascita diventerà sempre più impellente, un vero tormento. Questo desiderio ti torturerà, lo avvertirai come una sete che ti brucerà la gola come se stessi vagando, tormentato, in un deserto di sabbia bollente." (Libro tibetano dei morti).

Ci sono uomini che vivono vite molto piene. Un susseguirsi talmente intenso di eventi curiosi, incontri eccezionali e opere stupefacenti, che sembra abbiano replicato il tempo della loro esistenza in molteplici vite. Ce ne sono altri, invece, che durante una stessa vita sono nati e morti svariate volte, facendo provare una sensazione di vertigine, proprio come in un film di Hitchcock, agli altri mortali che li osservano nascere e morire sempre uguali eppure così diversi.

Nairo Quintana appartiene alla seconda categoria. Lui è venuto al mondo marchiato dal "tiento del difunto", il tocco del morto che aveva sfiorato sua madre incinta e che reclamava il suo spirito mortifero nella vita appena iniziata. "Queste sono malattie che non esistono dappertutto nel mondo, ma ciò non vuol dire che non siano reali", sostiene. "I miei genitori dovettero lottare davvero per salvarmi, per resuscitarmi, per portarmi di nuovo in vita. Ci furono giorni in cui dicevano che ero morto". Non era una malattia comune, era un male antico, nascosto nelle montagne colombiane. I medici scuotevano la testa, i preti consigliavano l'unzione. I signori Quintana ricorsero alle pratiche di un vecchio curadero andino, e le erbe montane donarono per la seconda volta Nairo alla vita terrestre.

Nascere, morire e rinascere nel giro di qualche mese potrebbe bastare per chiunque, non per Quintana. Pochi giorni fa l'account Twitter Historia de Colombia, che dal febbraio 2013 condivide documenti e curiosità sulla "maravillosa historia de Colombia", ha pubblicato la foto qui sotto, e immediatamente ha cominciato a circolare una parola: reencarnación. Insomma, pare che Nairo a fine '800 abbia vissuto un'esistenza pia e timorata nei panni talari di un sacerdote noto al mondo mortale con il nome di Ricardo Cancino. Se all'epoca pregava per raggiungere l'alto dei cieli, in questo secolo, per lo stesso motivo, pedala in salita. E chissà quante altre vite avrà vissuto il nostro, che anche quest'anno, per esempio, è morto (sul Ventoux) per rinascere (alla Vuelta). Rinascere, del resto, è anche un po' un'abitudine, un vizio.

 

 

 

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