Mi ritourni in mente - Linus Gerdemann (VII)

  • Di:
      >>  
     

    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Quando Linus Gerdemann si presentò in ritiro, a quelli della CSC sembrò di aver ingaggiato un modello. Alto, biondo, occhi chiari, valigia firmata Louis Vuitton: Gerdemann stravolgeva i canoni tradizionali del ciclista. A differenza di Fothen, l’altra promessa tedesca di quegli anni, figlio di un allevatore di maiali, Gerdemann veniva dalla borghesia di Münster, elegante città universitaria della Renania. Suo padre era uno psichiatria, lui si era avvicinato al ciclismo per riabilitarsi dopo un infortunio. Aveva talento: era un corridore completo, forte a cronometro e resistente in salita; alla CSC l’aveva consigliato direttamente Jens Voigt.

Due anni dopo l’esordio da professionista, Gerdemann vinse una tappa al Tour de France e vestì la maglia gialla. Era il 2007, la divisa quella della T-Mobile. Nella frazione de Le Grand Bornard, si sbarazzò a uno a uno dei 15 compagni di fuga e vinse in grande stile. Il giorno dopo Bild titolò: “Linus ha lo stesso talento di Jan”. Il timing dell’epifania di Gerdemann parve perfetto ai media tedeschi: Ullrich era stato travolto dall’Operacion Puerto un anno prima, ma adesso la Germania poteva contare su un giovane forte e pulito, dall’eloquio compìto, apertamente schierato contro il doping. Riis disse che Linus avrebbe potuto ottenere qualsiasi cosa avesse voluto, lui accettò la parte: Gerdemann era il Futuro, senza discussioni.

Fu solo un pezzo di presente. Vinse un Giro di Germania poi, con la T-Mobile in pezzi, si trasferì alla Milram insieme al suo fardello di promesse non mantenute. Cominciarono a chiamarlo Lady Gaga, molti erano convinti gli servisse qualche calcio nel sedere per ritrovare il fuoco della competizione. Ma Gerdemann rimase prigioniero dell’eccellenza che non avrebbe mai raggiunto: nel 2012, alla scadenza del contratto, non l'ha cercato nessuno, ed è rimasto fermo un anno; nel 2014 è tornato a correre, prima nella MTN, poi in squadre minori. Il 2016 l’ha concluso con zero vittorie e un infortunio. Di nuovo senza proposte, 34enne e dimenticato dal ciclismo che conta, lo scorso gennaio si è ritirato.

La storia di Gerdemann, tuttavia, non è facilmente inquadrabile nei cliché del talento sprecato. Chi lo conosce sostiene che non gli sia mancata la disponibilità al sacrificio, e che apatia e arroganza fossero solo etichette appiccicategli addosso da un mondo di cui Linus si è trovato ad essere salvatore inadeguato. Lo stesso Gerdemann, che da qualche mese è impegnato con successo nell’attività di ristoratore a Maiorca (la sua insalata d’oca ha una pioggia di recensioni eccellenti su TripAdvisor), non guarda con troppi rimpianti alla sua carriera: “Il mio sogno sarebbe stato un podio in un grande giro, ma nel complesso sono soddisfatto.” Probabilmente la verità sta allora nelle parole aspre e insieme liberatorie di un suo amico: “È possibile che Linus semplicemente non sia mai stato il campione che era sembrato all’inizio”.

Categoria: