Mi ritourni in mente - Andy Schleck (I)

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Andy Schleck possiede un sacco di biciclette. Un negozio intero, per la precisione. A Itzig, periferia sud-est di Lussemburgo, lui e sua moglie gestiscono un’attività avviatissima: bici da strada, da triathlon, da cronometro, da città e per bambini. Un anno fa un incendio aveva distrutto tutto, ma loro anziché chiudere si sono ingranditi. Il nuovo Andy Schleck Cycles ha un bar all’interno e tre piani di esposizione. Ovunque bici, nel quotidiano di Andy e Jil, anche nel giorno del matrimonio, quattro mesi fa: all’uscita dal municipio parenti e amici li hanno festeggiati facendoli passare sotto un tunnel di fiori e copertoni.

Una teca in vetro al centro del negozio ospita un piccolo museo dedicato alla carriera di Andy, 32 anni appena compiuti: la maglia bianca del Giro, la maglia gialla del Tour, diverse foto in cui appare invariabilmente un ragazzino. Ha ancora i lineamenti delicati, e il sorriso è rassicurante come sempre, ma a tre anni dal ritiro dal professionismo Andy Schleck ha messo su diversi chili; qualche ruga gli è apparsa sotto gli occhi, e non sembra più un atleta. Anche per questo, nonostante viva circondato da biciclette e per lavoro esca a testarne di nuove tre volte a settimana, qualche settimana fa ha dichiarato di sentire la mancanza del ciclismo. Gli mancano le Alpi e i Pirenei, il Tourmalet e Contador, che – dice Andy – è invecchiato pure lui, la sua ostinazione nel movimentare tutte le corse è un segno di declino.

Andy ha smesso molto prima del pistolero, non aveva ancora trent’anni. Dopo l’ultimo infortunio (al Tour: menisco e legamenti, roba da calciatore più che da ciclista), gli era un po’ passata la voglia di ricominciare: i medici gli avevano detto che se avesse continuato a correre, a 35 anni gli avrebbero dovuto sostituire un ginocchio. Allora basta, fine dei giochi, l’elenco delle vittorie sarebbe rimasto inchiodato per sempre al 21 luglio 2011. Quel giorno Andy attaccò sull’Izoard, a 60 km dall’arrivo, da solo, riprese tutti i fuggitivi e vinse. Avvicinò la maglia gialla, che avrebbe preso il giorno dopo e perso il giorno dopo ancora. A Parigi primo Evans, secondo Schleck, Andy, e terzo Schleck, Frank.

Con il maggiore ritiratosi a fine 2016, la stagione in corso è dopo 14 anni la prima senza nessuno dei fratelli Schleck. Il Tour 2017 li omaggerà nella terza tappa, che parte da Mondorf-les-Bains, a trecento metri dal negozio di Andy, il quale però non è sicuro di poter presenziare al grande evento. Non si tratta di motivi di lavoro, nemmeno di impegni legati al suo nuovo ruolo di direttore del Giro del Lussemburgo, che ha promesso di rendere più fresco e festivo. Andy potrebbe non essere presente all’avvio della terza tappa del prossimo Tour perché la sua nuova vita ha preso felicemente il sopravvento: “Nostro figlio Teo avrà presto un fratellino, chissà che non gli venga voglia di cominciare a scoprire il mondo proprio quel giorno...”

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