Mi ritourni in mente - Lieuwe Westra (II)

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Ai giornalisti che gli chiedevano cosa fosse successo, come mai l’Astana non l’avesse portato al Tour e per quale motivo un corridore come lui – conosciuto come "het beest", la bestia - non avesse terminato nessuna delle ultime corse cui aveva preso parte nel 2016, Lieuwe Westra aveva risposto con disarmante franchezza: era depresso. Il ciclismo, che l’aveva reso d'improvviso ricco e famoso, ora gli stava rapidamente prosciugando l’esistenza. Possedeva una casa colorata a Montecarlo, ma gli mancava il cielo grigio della Frisia. Era circondato di attenzioni, ma si sentiva sempre solo. Si allenava da solo, mangiava da solo, dormiva da solo. Dopo sette anni aveva rotto con Adriene; si era cacciato in un guaio legale per via di un investimento sbagliato; gli mancavano mamma e amici. A fine stagione aveva comunicato all’Astana l’intenzione di risolvere in anticipo il contratto. Poi, a inizio gennaio, l’annuncio: dopo 8 stagioni da pro’, Westra si ritirava dal ciclismo.

Aveva cominciato ad andare in bici a 6 anni. A 16 dovette scegliere tra il ciclismo e le feste, e scelse le feste. Per sette anni non toccò una bici. Durante i giorni della settimana lavorava alla manutenzione delle strade dell’Olanda settentrionale; dal venerdì alla domenica cercava di svagarsi in tutti i modi possibili, senza particolare interesse verso la moderazione. Quando riprese a correre, a 24 anni, pesava 90 chili. Ma gli servì poco per emergere. Nel 2008 vinse una tappa al Giro d’Alsazia, nel 2009 passò professionista e nel 2012 e 2013 fu campione nazionale a cronometro. Nel 2014 vennero l’Astana e la sua stagione migliore.

Dimagrito fino a pesare meno di 70 chili, Westra era migliorato molto in salita: in giugno aveva vinto una tappa al Delfinato, la squadra pensò che al Tour la sua versatilità sarebbe tornata utile a Nibali. Più che utile, fu fondamentale. Il 9 luglio, quinta tappa, pioggia e pavé, Nibali, Fuglsang e Westra attaccarono a 12 dal traguardo. Quando l’olandese si mise a tirare, il solo Boom resistette agli Astana; tutti i rivali di Nibali si staccarono. La Gazzetta scrisse che “Westra oggi si sarebbe tirato dietro anche il bus del team”. Sei anni dopo aver messo in pausa la sua carriera di manovale, era stato decisivo per le sorti di un Tour de France.

Da sei mesi Westra è tornato in Olanda per provare a rimettere insieme i pezzi della sua vita. Ha ripreso lentamente la bici, e in aprile ha partecipato di nuovo all’Arno Wallaard Memorial, la prima corsa che aveva vinto da pro’. Dice di aver passato un momento difficile dopo la morte di Scarponi, suo compagno di stanza in ogni trasferta, ma adesso sta meglio, è tornato e si sente aperto al nuovo. Ieri il Cycling Team Fryslân, squadra dilettantistica della sua città, ha annunciato che da domenica prossima Westra correrà con loro: “Dobbiamo assicurarci che il nostro campione si rimetta in gioco, l'obiettivo è divertirsi. Bentornato, Lieuwe, e buona fortuna!”

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