[Sanremo 2021] Come un artigiano del gusto

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    Scalatore da bancone, pistard da divano. Ama il rumore, i bratwurst, dormire e leggere seduto sul water. Ha visto il volto di Dio in tre occasioni: una volta era Joey Baron, le altre due Laurent Jalabert.

Tutto o niente. Quando si è accorto di avere ancora un briciolo di energia e troppa gente veloce attorno, Jasper Stuyven ha pensato che l'unica soluzione fosse giocarsi ogni carta rimasta. Mal che vada l’avrebbero ripreso, ma arrivare decimo o quindicesimo per lui fa poca differenza. Il “tutto” lo aveva giocato il gruppo per sei ore e mezza: una Sanremo lunghissima senza un attimo di relax. “Tutto” si aspettano in Belgio da Stuyven da più di dieci anni, da quando vinse il mondiale juniores e al ritorno a Heverlee trovò l'intero paese ad aspettarlo: giornalisti, fotografi e tifosi. Il problema dei predestinati è questo: in un mondo bicromatico o raccogli subito tutto, oppure sarà sempre niente. L’altro problema è che in Belgio di predestinati ne spuntano ogni anno, e nessuno (tranne qualche anno fa uno di nome Eddy) riesce a vincere tutto. Il “tutto” non si concede facilmente ai ciclisti, nemmeno ai più golosi.

Nell'ultimo lustro, Stuyven è stato uno dei più solidi interpreti delle classiche al mondo. Ha vinto corse come Het Nieuwsblad o Kuurne-Bruxelles-Kuurne, ha vestito regolarmente la più combattuta delle maglie nazionali, ha cresciuto e lanciato il suo compagno di stanza Mads Pedersen. Non bastava. Frustrato dalla montagna di aspettative, nel 2019 ha lasciato le Fiandre e ha raggiunto tanti colleghi in fuga a Montecarlo. Non un richiamo verso il gioco d'azzardo, ma la spinta a liberarsi dalle paure, dal senso di responsabilità che continuava a frenarlo. Perdere tutto incute troppo timore, quando ad aspettarti ci sono un'intera squadra, una nazione e una folla di giornalisti, fotografi e tifosi.

Oggi, lanciatosi giù dal Poggio dopo una corsa rapidissima, Stuyven ha sentito un sapore nuovo. Ha pensato che fosse giunto il momento del tutto per tutto. A Sanremo non se lo aspettava quasi nessuno, e poco importa cosa avrebbero pensato i compagni. Non sarebbe fallita la squadra, se non avesse vinto, e nemmeno la cioccolateria che ha aperto insieme a suo zio Ivan a Betekom. Un progetto che ha sposato per sfogarsi: la cioccolata è il suo modo di avere un'altra vita lontano dalle corse. Ogni anno gli Stuyven sfornano collezioni di cioccolatini a tiratura speciale, che Jasper - uno dei corridori più pesanti del gruppo - è costretto soltanto a guardare. Ci sono quelli coi colori della sua maglia, quelli a forma di borraccia, quelli che ricordano un settore di pavé e persino quelli iridati.

Come un artigiano del gusto, Stuyven ha avuto bisogno di tempo per preparare la sua ricetta: si è ascoltato, ha atteso con pazienza il momento giusto. Senza fretta. Nella corsa che più di ogni altra dipende dalla scelta di ogni singolo istante, si è sentito finalmente pronto, lui che ha sempre sostenuto che le sue vittorie importanti sarebbero arrivate nella seconda parte di carriera. Stuyven compirà 29 anni tra un mese. Come Alaphilippe, soltanto due più di van Aert e van der Poel.

Stasera lo Chocolade Atelier Stuyven dovrà inventarsi un nuovo dolce: avrà la sagoma dell'altimetria del Poggio, dei fiori di Sanremo o semplicemente di una carta da gioco, l'asso vincente che Jasper ha saputo estrarre nel giorno giusto, nel momento giusto. Una giocata ad alta velocità ma con precisione chirurgica, come l'ha definita il suo DS Brian Nygaard. Dopo gli anni trascorsi a guardare le dolci vetrine, oggi Jasper ha cambiato idea. La scommessa più ovvia ora è che ci prenderà gusto.

 

Testo: filippo cauz
Foto di copertina: Tornanti.cc

 

 

 

 

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