Una corsa di trincea

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    Scalatore da bancone, pistard da divano. Ama il rumore, i bratwurst, dormire e leggere seduto sul water. Ha visto il volto di Dio in tre occasioni: una volta era Joey Baron, le altre due Laurent Jalabert.

Alle prime luci del mattino di domenica, l'uragano Harvey, ufficialmente declassato a tempesta tropicale, ha cominciato a sommergere la città di Houston, Texas. L'acqua ha trasformato le strade in fiumi, i parchi in paludi, le case in moderne palafitte, sospese tra la melma e il vento che ne scoperchiava i tetti. Nel porto di Anversa, invece, la mattinata di domenica era particolarmente soleggiata, il caldo inusuale persino per agosto, il vento in vena di tregua. Le squadre sono arrivate con i mezzi più disparati, tanto varia era la scelta tra i partecipanti alla 92ª Schaal Sels, dove persino l'unica formazione World Tour (la LottoNL) si è presentata in camper.

La Schaal Sels è una delle corse più bizzarre del ciclismo: nata come tributo a un giornalista belga di inizio secolo, Jacques-Charles Sels, antenato degli odierni ultra-ciclisti morto sulla strada mentre perlustrava il tracciato della sua corsa da Milano ad Anversa, per quasi 90 anni è stata terreno per velocisti e cacciatori di kermesse, finchè una pausa per lavori stradali non l'ha portata a rivoluzionarsi. Dal 2015 la Schaal Sels è un labirinto di curve e sobbalzi, che sparpaglia i partecipanti tra le campagne sul confine tra Belgio e Olanda. Una gara che celebra lo scontro tra le forze che definiscono il nostro pianeta: l'acqua contro la terra. Ogni metro di questi campi, che si adagiano pianeggianti sotto il livello del mare, è stato strappato con forza e ingegno all'invasione dell'acqua. Ogni palo, ogni casa, racconta di una tragedia, di cicloni e alluvioni dalle conseguenze talvolta devastanti, come il Watersnoodramp del '53, con le sue 2500 vittime. Da allora l'uomo combatte un guerra di trincea, alleato alla terra contro la furia misteriosa dell'acqua: erige dighe ed argini, e dietro vi distende campi e strade, pianta granturco e pavè, celebra una vita che nasce dalla resistenza alla distruzione. La Scheel Sels è uno dei frutti più potenti di questa pervicace battaglia, ed è un frutto che matura a gran velocità.

Terra ed acqua, quando si incontrano, generano fango, il quinto elemento del ciclismo fiammingo. Non stupisce dunque che la Schaal Sels sia terreno d'elezione per gli eroi del ciclocross, a partire dal re dei giorni nostri, Wout van Aert da Herentals, che la Schaal Sels l'aveva vinta un anno fa e ieri pensava semplicemente di raddoppiare. E sembrava avercela fatta, con quello scatto finale dopo i sobbalzi dell'ultima stradina sterrata, tra l'erba che circonda i campi sportivi della periferia di Anversa, ma quando si pedala così sul confine l'inatteso diventa ordinario. Van der Hoorn di nome fa Taco, anche se è di Rotterdam e non di Chapultepec. Ama la velocità, tanto che la sua tesi di laurea aveva come tema le cronometro a squadre. Pedalare veloce gli piace talmente tanto che ha persino partecipato al World Human-Powered Speed, il torneo di velocità per mezzi a propulsione umana che si corre ogni anno nel deserto del Nevada, con il team olandese che detiene il record mondiale di 133.78 km/h. E quando ha visto il puntino blu di Van Aert su un vicino orizzonte, è solo alla velocità che ha pensato. A quella velocità con cui salgono le acque, e alla pazienza necessaria per resistere e rilanciare, armati di sola speranza, fino a vincere contro forze che a prima vista appaiono troppo grandi, come un uragano, come un oceano.

 

 

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