#SdG (e04) - Iperrealtà

La quarta frazione del Tour de France, che i cronisti precisano essere la prima per intero in terra francese, prende il via da Reims, città dei re e delle incoronazioni. 

La linea di partenza non è però nei pressi della Cattedrale di Notre-Dame, ma davanti a un enorme struttura che sembra un mercato comunale coperto

dove evidentemente Wellens ha potuto acquistare la sua banana:

Reims è anche la città natale di Jean Baudrillard, sociologo e filosofo francese che meglio e prima di tanti altri è stato capace di descrivere le trasformazioni dell'umanità e della società nel '900, la lenta transizione dalla realtà reale a quella simbolica, dalla società della produzione a quella del consumo.

E in effetti la quarta giornata del Tour sembra una piccola raccolta di pensieri sull'iperrealtà. 

"La gloria presso il popolo, ecco ciò a cui bisogna aspirare. Niente varrà mai quanto lo sguardo sperduto della salumiera che ci ha visto in televisione".

"Come i sogni, le statistiche sono un modo di esaudire i desideri".

"Visto che il mondo sta prendendo una direzione delirante è il caso di assumere un punto di vista delirante".

Come conseguenza, l'organizzazione si inventa un regolamento delirante. Le fughe ad esempio da quest'anno verranno stabilite in base alla classifica generale: oggi è stato sorteggiata la fascia tra 145° e il 147°.

Per non rischiare una multa, i tre obbediscono immediatamente. Come ricompensa potranno scegliere una nuova bicicletta a scelta tra quelle esposte a bordo strada.

La fuga che parte subito in queste giornate di Tour è una benedizione per tutto il resto del gruppo che può dedicarsi ad altro. 

Michał Kwiatkowski palpeggia le potenti cosce di Tony Martin e riflette sul fatto che "il corpo è vezzeggiato nella perversa certezza della sua inutilità".

Wout van Aert ricorda a tutti che "gli oggetti veicolano sempre un messaggio per chi li utilizza". E l'oggetto più simbolico del ciclismo è da sempre la borraccia.

Egan Bernal è abbastanza annoiato da tutta questa filosofia, specie quando ci si mette persino Nairo Quintana

Così per sfuggire alla noia si improvvisa giudice di un'estemporanea gara di tuffi. Primo concorrente:

Tecnica eccellente nonostante una preparazione fisica rivedibile. Voto: 5

Secondo concorrente:

Poco slancio, cattiva interpretazione del programma, soprattutto entrata in acqua con troppi spruzzi

voto: 2

Chi è vittima di un tuffo più doloroso è Pierre-Luc Périchon. Forse rapito anch'egli da riflessioni sulla semiologia del Tour, si trova ad analizzare un po' troppo da vicino un segnale stradale.

E mentre in gruppo ci si divide tra tuffi e filosofia, davanti si consuma il dramma del fuggitivo Michael Schär, che al primo rifornimento viene sorpreso da un sorpasso a destra

e al secondo è lui a sorprendere un soigneur distratto (e salutato con parole dolci)

Yoann Offredo però ha studiato Baudrillard, sa che "in un sistema talmente perfezionato, è sufficiente essere privati della colazione per diventare imprevedibili". Così decide di allungargli parte del suo rancio, sia mai che questo si metta a fare scatti a sorpresa.

La fuga è però destinata ed esaurirsi. Quando finisce ci prova Lilian Calmejane, uno che a Baudrillard sarebbe piaciuto: "Reinventare il reale come finzione, perché il reale è scomparso dalla nostra vita".

Il suo scatto è pura invenzione, se non proprio rappresentazione. Avviene nel momento più improbabile, quando il gruppo ha già lanciato il segnale dell'arrembaggio:

Allo sprint sembrano esserci solo gli uomini della Deceuninck, compresa la maglia gialla di Julian Alaphilippe:

All'ultima curva, davanti ci sono solo loro

 e inevitabilmente un Deceuninck è primo sul traguardo

Elia Viviani vince la sua prima tappa al Tour e completa alla perfezione il lavoro di una squadra davanti alla quale non resta che inchinarsi

Agli avversari battuti oggi non resta che prenderla con filosofia. "Per credere con certezza occorre partire dal dubbio", questo non lo diceva Baudrillard ma il duca di Lorena Stanislao Leszczyński, la cui statua vigila a poche centinaia di metri dal traguardo. In maglia, anzi tunica, gialla.

 

 

A cura di Filippo Cauz.

 

PS - Della tappa odierna senza immagini ne parleremo tra poco nella nuova puntata del nostro podcast "Bonsoir Bidon". Non sappiamo esattamente quando, ma se seguite i nostri social, questo sito o il gruppo Telegram lo scoprirete non appena sarà online.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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