#SdG (e05) - Il cavaliere e le banane

Tecnicamente l'Alsazia non esiste più. Dal 2016 il suo territorio è stato accorpato ad una macro-regione chiamata Grand Est, ma questa è solo burocrazia. 

L'Alsazia esiste ancora, e a ricordarcelo ci pensa ogni anno il Tour de France, che da questo brandello di medioevo incastrato tra Germania e Svizzera ama transitare con regolarità. Una presenza talmente regolare che la Grande Boucle è entrata ormai nelle storie e nelle leggende cantate dai menestrelli, che ogni anno si radunano per il più antico appuntamento d'Alsazia: il Pfifferdaj.

L'incontro dei menestrelli si svolge a cavallo tra agosto e settembre a Ribeauvillé, cittadina medievale di cinquemila abitanti attraversata dal Tour durante la tappa odierna, a 56 chilometri dal traguardo.

A Ribeauvillé l'arte dei menestrelli è ospitata e incoraggiata sin da quando a governare il vilaggio vi era la signoria dei Ribeaupierre, che amava ospitare feste e spettacoli nel suo castello, costruito in omaggio ad un antico guerriero germanico che seminò il terrore nelle campagne d'estate, per poi divenire un santo.

Era il 22 aprile del 1400 quando le porte del castello si aprirono per la prima volta ai menestrelli, da allora i Signori di Ribeauvillé hanno sempre garantito la loro protezione a questa congrega di saltimbanchi e cantastorie. Si tratta di un'arte antica

di storie ormai scolorite dal tempo

che sono state conservate fino a noi grazie alla memoria indelebile degli anziani del villaggio.

Sono trasmesse soltanto grazie al passaparola

e per comprenderle è sempre opportuno tornare un po' bambini:

Ci sono storie liete e leggere, come la lunga pedalata di Tony Gallopin e Matej Mohorič, che un giorno decisero di abbandonare il proprio lavoro sul più bello per andarsene insieme al mare

E altre che sconfinano nella leggenda, come quella che racconta del primo Tour de France, una Grande Boucle che fu disegnata seguendo il volo di una cicogna:

Ma ogni anno è una sola la storia scelta per lo svolgimento della grande parata dei protagonisti del Pfifferdaj. Come spesso capita, comincia con "C'era una volta una Principessa rinchiusa in una torre". 

Quella principessa si chiamava Vittoria, ed abitava nell'antico villaggio di Colmar. Ogni giorno si affacciava alla finestra e piangeva, sperando che qualche valoroso cavaliere giungesse in suo salvataggio.

Le sue grida d'aiuto furono udite da quattro ardimentosi

che si misero in viaggio senza paura di affrontare guardiani giganti:

Partirono spronati da un misterioso cavaliere disceso dal Baltico. Il suo nome era Toms, il suo cognome nessuno riuscì mai a pronunciarlo.

Toms aveva scoperto un alimento segreto, in grado di dargli la forza per superare ogni battaglia. Si trattava di un frutto nuovo, arrivato dall'altra parte del mondo. Il cavaliere riusciva ad ottenerne qualcuno con misteriosi baratti ogni volta che incrociava una carrozza magica

Un frutto esotico che Toms consumava continuamente 

davvero molto spesso

al punto che la sua forza diventò insostenibile per i compagni d'avventura:

Ma Toms scoprì presto l'amara lezione: la collaborazione dà più forza di qualsiasi frutto. Trovatosi solo, per quanto disponesse ancora di una scorta di banane, si scoprì debole e vulnerabile

E fu costretto a desistere. Guardò l'amaro destino sopraggiungere alle sue spalle, e abbassò il capo

Dopo di lui altri cavalieri solitari partirono per cercare di liberare la principessa

Fallirono tutti, e Vittoria fu ghermita da un orco verde, forte come un gorilla

E la morale della favola qual è? Di certo non un invito a mangiare tanta frutta, e nemmeno un promemoria di quanto è importante farsi il bidet

Forse è soltanto un invito a provarci sempre. Che ci si chiami Toms, Rui, Tim o Peter, cambia poco. Perchè, come dice l'orco verde: "Bisogna solo stare pazienti e prima o poi si arriva alla Vittoria".

E se anche non dovesse arrivare alla fine, si può sempre festeggiare un compleanno

 

 

 

 

A cura di Filippo Cauz.

 

PS - Della tappa odierna senza immagini ne parleremo tra poco nella nuova puntata del nostro podcast "Bonsoir Bidon". Non sappiamo esattamente quando, ma se seguite i nostri social, questo sito o il gruppo Telegram lo scoprirete non appena sarà online.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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