#SdG (e12) - Indubbiamente

Il primo appuntamento del Tour con i Pirenei è una tappa d'attesa. Gli sguardi sono puntati sulla crono di domani, le gambe sono piombate dagli undici giorni di corsa, i pensieri sono gli unici a divagare un po' liberamente, ad arrovellarsi un po' sui dubbi della tappa e del Tour pedalato sin qui. 

"Il Dubbio - come diceva Luciano De Crescenzo - è una divinità discreta, è un amico che bussa con gentilezza alla vostra porta". I primi amici a confrontare i propri dubbi oggi sono Thibaut Pinot e Julian Alaphilippe: si chiedono come sia successo che all'imbocco dei Pirenei ci siano due minuti e trentatrè secondi a separarli:

Peter Sagan pedala a testa bassa studiando nel dettaglio i dati del suo contachilometri: non riesce a capire quanto strada ha fatto il Tour fino a qui, ma il suo dubbio è fugato prontamente dalla regia:

Nessuno invece riuscirà a spiegarsi come ci sia finito uno sputnik in mezzo a una rotonda. Ma siamo a 50 anni (quasi) esatti dall'allunaggio: tutto è possibile,

anche la comparsa a bordo strada di un signore con un cammello gonfiabile sulla testa (mistero buffo).

A riportare tutti concentrati sulla corsa ci pensa la lotta per entrare in fuga. L'agonismo chiama, quindi... girasoli in dissolvenza:

La prima ora di tappa va via a 50 all'ora;

non c'è il modo di andare in fuga e non c'è nemmeno il tempo di ammirare l'abbazia di Alan (dove sarà finita l'abbazia di Philippe?)

Ci vogliono parecchi chilometri perché parta la fuga, o meglio, perché misteriosamente il gruppo si separi come particelle d'olio sul pelo d'acqua: un terzo di gruppo si distacca in avanti, due terzi si raggruppano indietro. In mezzo, la soluzione al mistero è rappresentata da una membrana impossibile da penetrare: la barriera schierata dalla Ineos.

Bastano pochi chilometri e i fuggitivi hanno già due minuti di vantaggio. Il fatto che in gruppo tiri Richeze la dice lunga sull'approccio a questa prima tappa pirenaica

Fugati i primi dubbi, la corsa può concentrarsi su nuovi crucci.

Ad esempio come schivare un massaggiatore fantasma, che si palesa d'improvviso in mezzo al gruppo:

Fantasma presto respinto con dolore (suo) e senza rendere necessario nemmeno l'intervento dei Ghostbusters. È bastato Greg van Avermaet, il dottor Ray Stantz del peloton:

Il primo scollinamento di giornata è una pista di decollo, chi si getterà verso il cielo?

Il volo pindarico è di Simon Clarke, tallonato dalla propria ammiraglia come se fosse in una ricognizione di tappa di RaiSport

Ma sulla vetta dell'Horquette d'Ancizan sono altri a sopravanzarlo.

Dopo un tentativo d'attacco di Matteo Trentin, se ne vanno Gregor Mühlberger e Simon Yates - compagno di squadra di Trentin - sui quali rientra in discesa Pello Bilbao,

subito incoraggiato a collaborare dall'austriaco:

Mühlberger è convinto infatti di essere il più veloce del terzetto, e fa di tutto per portarlo alla volata

Solo in vista del traguardo, gli viene il dubbio che Simon Yates possa approfittarne. Inquietudine condivisa con Pello Bilbao:

Mentre Yates l'unica domada se la fa al taglio della linea: sarò davvero io il primo?

Certo, che domande! 

Simon Yates vince e redime almeno in parte quattro mesi di sofferenza,

mentre qualcuno potrebbe chiedersi che ne è stato del gruppo dei migliori, dopo aver affrontato le prime grandi montagne del Tour.

La risposta è la solita:

Le vere, grandi domande di giornata si scatenano però a tappa conclusa.

Prima con il litigio tra Matteo Trentin e Simon Yates... ops.

Quindi con il famigerato "Mistero Rohan Dennis",

Infine con l'avvincente volata per il 96° posto tra Michael Mørkøv e Alexander Kristoff. 

Il campione nazionale danese prova ad anticipare tutti a un centinaio di metri dall'arrivo,

ma il suo coscandinavo è lesto a saltare sulla sua ruota:

Il colpo di reni è però impietoso, e l'ambito il 96° posto di tappa è appannaggio di Mørkøv

Nessuna di queste è una grande domanda, in effetti. Ma la tappa è andata così, meglio tenersi misteri da risolvere per giornate più importanti. Meglio soprattutto tenere la porta aperta a nuovi dubbi. Perché, per chiudere ancora con De Crescenzo...

- "Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
- "Ne sei sicuro?"
- "Non ho alcun dubbio!"

 

 

 

 

 

 

A cura di Filippo Cauz.

 

PS - Della tappa odierna senza immagini ne parleremo tra poco nella nuova puntata del nostro podcast "Bonsoir Bidon". Non sappiamo esattamente quando, ma se seguite i nostri social, questo sito o il gruppo Telegram lo scoprirete non appena sarà online.

 

 

 

 

 

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