#SdG (e15) - Arte rupestre

Nel 1906 l'abate antropologo Henri Breuil e lo studioso di preistoria Emile Cartailhac viaggiarono sino in Ariège per approfondire quello che gli esploratori locali sussurravano già da qualche anno: l'esistenza un sistema di grotte che riportavano tracce di antichi inquilini.

La loro scoperta fu molto più sorprendente: il Salon Noir delle Grotte di Niaux era qualcosa di più. Era un museo, un catalogo, un Prado paleolitico.

La quindicesima tappa del Tour de France arriva nelle stesse valli 113 anni più tardi, e nel corso di un pomeriggio prova a reinterpretare le storie di Niaux - o almeno ad avventurarsi nelle profondità della corsa.

È una tappa da esploratori

che partono felici per la caccia

all'inseguimento di mandrie in fuga.

Una caccia che richiede collaborazione

e nessuna pietà per le vittime.

Soprattutto si tratta di un'uscita venatoria che non prevede distrazioni. 

Ma tutto d'un tratto si trasforma, almeno per quanto riguarda la diretta TV:

(D'altronde nuoto e ciclismo hanno spesso un pubblico comune,

al punto che Asgreen si chiede dove sia la piscina. Valverde, che sa tutto, gli indica la prima a destra).

Il tema di giornata dunque pareva essere la caccia, ma i disegni di Niaux in realtà sono molto di più. Sono una sorta di bestiario dei tempi che furono.

Il tratto nero sulla nuda roccia ritrae bisonti,

cavalli

e stambecchi.

Animali da predare, o da evocare. Le più recenti interpretazioni collegano questi disegni a dei riti sciamanici. La grotta diventa in quel caso il luogo dove entrare in comunicazione con un mondo superiore.

Con circa 12'000 anni di ritardo, in questo pomeriggio di luglio gli spiriti sono tornati ad affacciarsi dalle profondità della montagna. Hanno assecondato le preghiere degli uomini, che incapaci di descrivere gli eventi provano ad anticiparli,

e a sovvertirne il corso,

Gli ancestrali spiriti pirenaici hanno bagnato la corsa con la prima pioggia purificatrice di questo Tour, dispensando doni rinfrancanti

infondendo forza in chi ha avuto l'umiltà e il coraggio di offrirsi a loro

e alleviando il dolore di chi con umiltà ha preso in mano il proprio destino.

I riti sciamanici della Grande Boucle sono riusciti a far riemergere poteri sopiti da attese troppo lunghe e a dipingere un pomeriggio di arte semplice ed evocativa, uno di quei disegni che non ci si dimentica. Tanto che adesso, sopra le grotte di Niaux, la corsa si ferma. 

Tutti hanno la necessità di respirare e ragionare, interpretare i segnali inviati dal mondo superiore e allo stesso tempo individuare i territori dove ripartire in caccia di altre prede.

Da qui in avanti, tutti hanno più chiaro l'obiettivo da fissare

e hanno compreso le forze su cui possono contare.

Pronti ad usarle tutte, sino alla sfinimento. 

 

 

 

 

 

A cura di Filippo Cauz.

 

PS - Della tappa odierna senza immagini ne parleremo tra poco nella nuova puntata del nostro podcast "Bonsoir Bidon". Non sappiamo esattamente quando, ma se seguite i nostri social, questo sito o il gruppo Telegram lo scoprirete non appena sarà online.

 

 

 

 

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